BELPASSO (CT), UNA STATUA PER IL CAVALIER CONDORELLI

Belpasso rende omaggio al Cavaliere Francesco Condorelli, fondatore dell’industria dolciaria famosa in tutto il mondo, con la scopertura di una statua in suo onore realizzata dallo scultore di Palazzolo Acreide, Salvatore Alibrio, che sarà inaugurata Sabato 26 Settembre 2020, alle ore 18, in piazza Stella Aragona alla presenza dell’attore Leo Gullotta (testimonial storico dell’azienda), del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, di tanti illustri rappresentanti del mondo della politica, della cultura, dell’imprenditoria, del mondo ecclesiastico e delle forze dell’ordine.
L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale “Stella Aragona”, si avvale del patrocinio del Comune di Belpasso (Catania) e della Fondazione Cavaliere Francesco Condorelli, ed arriva a diciassette anni dalla dipartita dell’imprenditore (19 Agosto 2003) avvenuta all’età di 91 anni, dato che “il Cavaliere” – come era affettuosamente chiamato da tutti – era nato a Belpasso il 31 Marzo 1912.
Un avvenimento storico per questa cittadina situata ai piedi dell’Etna, considerato che Condorelli – secondo un parere unanime – non è solo “l’ambasciatore di sicilianità in tutto il mondo” di cui parla lo scrittore Lucio Sciacca nei suoi libri, ma il simbolo di una identità che nel paese di Martoglio annovera una scuola di altissima pasticceria, dalla quale l’industriale ha carpito i segreti più nascosti.
Dopo un periodo di apprendistato nella dolceria Roccella di Belpasso, si trasferisce nei locali più rinomati di Catania (Marcianti. Giangreco e Costa), quindi fonde la sua esperienza con quella della grande pasticceria del Nord: “Andai a Pola, nell’Istria – racconta in una intervista rilasciata a Luciano Mirone per il libro “Un paese” (Tringale editore) – , dove appresi una tecnica diversa nel lavorare i dolciumi. Si trattava di una cultura nuova che servì a migliorare il mio bagaglio di esperienze. Ho appreso con umiltà, ma ho puntualmente messo tutto in discussione: ho sempre voluto provare altre ricette, senza mai snaturare il gusto, l’aroma, il profumo di un dolce”.
L’opera scultorea, realizzata in pietra bianca di Siracusa, verrà installata nelle adiacenze della famosa pasticceria (oggi frequentatissima da turisti di tutto il mondo) che Condorelli aprì nel quartiere di Borrello l’8 Gennaio 1933, di cui descrive i primi periodi con una pennellata toccante nella sua autobiografia: “Fu così che i miei sforzi, uniti a quelli di mia madre, delle mie sorelle e in seguito a quelli di mia moglie, furono premiati. Era valso qualcosa aprire anche in inverno alle 5 del mattino per vendere solo 5 o 6 caffè” (“La mia vita”, Maimone editore).

Per arrotondare, durante le feste comandate, prepara i gelati (un cono all’epoca costa da due a quattro soldi), li mette nei pozzetti e col “il carriolo a palline” li vende davanti alle chiese. Anni duri. Aggravati dalla morte del padre.
Ma Condorelli non si perde d’animo: dai “5 o 6 caffè” passa ai dolci alla mandorla (proverbiali le paste e il “latte”) e ai tanti prodotti della pasticceria siciliana. Ma è quando crea i famosi “torroncini” (fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, Pippo Baudo a Domenica In li offre in diretta ai suoi ospiti) che l’inconfondibile rombo rosso (logo dell’azienda) spicca il volo ed esce dai confini nazionali: “Riuscii a cambiare il sistema di lavorazione del torrone – spiega – . Aggiunsi altri ingredienti nostrani a piccole dosi, feci degli esperimenti e alla fine ottenni il prodotto desiderato: un torrone più delicato, più fragrante, più profumato, più nutriente. Indovinai il ‘pezzetto’ e andò bene”.
Anche nelle parti più sperdute del pianeta – è stato scritto – vogliono sapere il segreto del “torroncino”, conoscere quel “quid” che lo rende unico, al punto da vantare diversi tentativi di imitazione. Quel segreto, ancor oggi, è un mistero per tutti.
In poco tempo “piovono” le richieste da tutto il mondo. I giornali stranieri cominciano ad occuparsi “di questo imprenditore che da un piccolo paese della lontana Sicilia, con i problemi logistici che è costretto ad affrontare ogni giorno, sta sbalordendo tutti”.
“Nacque a quel punto – dice “il Cavaliere” – l’esigenza di creare un’immagine confacente al prodotto: mi rivolsi a un grafico di Milano e scelsi come marchio delle confezioni l’emblema del Comune di Belpasso: l’araba fenicia”.
“La sua città – afferma il figlio Giuseppe, insignito anche lui dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro, nel 2018,dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – è sempre stata in cima ai suoi pensieri. Siamo onorati, sia come azienda che come Fondazione Francesco Condorelli, della scultura dedicata a mio padre. Ringrazio l’associazione Stella Aragona per la sensibilità dimostrata, l’amico Leo Gullotta, il governatore Musumeci e le tante altre autorità per avere accettato il nostro invito”.