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Santa Maria di Licodia Stampa E-mail

La visita del centro del paese, ci porta subito alla chiesa di S. Maria di Licodia, erede dell'antica Abbazia (oggi Palazzo Municipale (1646) che rappresenta l'aspetto più importante del patrimonio artistico e culturale della Cittadina. All'interno sono custodite preziosi oggetti e numerose testimonianze dell'antica istituzione del monastero.
Altri monumenti importanti sono la chiesa di S. Giuseppe, che è la più antica del paese (1205), la chiesa del Crocifisso e la Torre Arabo-Normanna, a pianta quadrata. Simbolo del paese, invece, è la Fontana del Cherubino, con le bocche a mascheroni (1757).
Tra gli aspetti naturalistici, troviamo le numerose grotte di origine vulcanica che sono disseminate nel territorio come quella di contrada Coda Volpe dall'aspetto molto suggestivo.

Economia:
Prodotti agricoli: agrumi, uva, cereali, olive.
Allevamenti: ovini.
Industrie ed Imprese: aziende enologiche, piccole industrie per la trasformazione di prodotti agricoli.

Fontana del Cherubino

CENNI STORICI
Secondo l'opinine espressa da diversi storiografi, antichi e moderni, Santa Maria di Licodia è nata sul sito dell'antica città INESSA, la cui origine si fa risalire ai Sicani. Licodia deriva dal greco "Lupo", teniuto conto della posizione della cittadina dovrebbe essere "Tema" di "Vedere" ossia belvedere o bellavista.
Esisteva sin dal'epoca saracena una chiesa dedicata alla Madre di Dio in tal luogo detta Licodia e in questa chiesa il Conte Simone di Policastro volle costruire un Monastero.
Con diploma dato il 6 agosto 1143 donò al Monaco Geremia Cassinese di S.Agata il Monastero con tutte le terre ad esso adiacenti, con l'obbligo di renderle fruttuose.
CADUTA DEL REGIME FEUDALE
L'11 Ottobre 1817 sull'Amministrazione Civile della Sicilia dopo l'abolizione della feudalità, Paternò, facendo valere senza contrasto, quanto si legge nei cambrei del principato, compilati a discrezione dell'ex feudatario, comprendeva nel suo territorio la vasta regione che dalla sommità dell'Etna scende a triangolo lasciando a Est Belpasso e Valcorrente, ad Ovest il torrente di Biancavilla e, travalicando il Simeto, corre fino a Ramacca.
Così Paternò estese la sua giuristizione territoriale, non solo su feudi ideali, ma anche sulle vaste contrade Etnee e sui feudi del Monastero di Santa Maria di Licodia, che dal 1817 costituì una borgata dipendente da Paternò.
Santa Maria di Licodia reclamò fin da allora, ma le sue lamentele furono ignorate per ben 23 anni, finchè piacque ai reggenti dell'Isola metterle sulla bilancia della giustizia, per decreto di Ferdinando II del 22 agosto 1840, che si trascrive quì di seguito:
FERDINANDO II PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME ECC.. DUCA DI PARMA , PIACENZA CASTRO ECC.. ECC.. "Veduto il parere della consulta dì nostri Reali Domini al di là del Faro.
Sulla posizione del nostro Ministro Segretario di Stato degli Affari Interni.
Udito il nostro Consiglio di Stato Ordinario.
Abbiamo risoluto di decretare, e decretiamo quanto segue:

Art. 1 A contare dal 1 gennaio 1841 il Villaggio di Licodia in provincia di Catania sarà elevato a Comune con amministrazione isolata ed indipendente da quella di Paternò, cui è attualmente aggregato.
Art. 2 Tutti i nostri Ministri Segretari di Stato, il Direttore dei Ministero, e Real Segreteria di Stato di guerra e marina, ed il Luogotenente generale nei nostri Reali Domini oltre il faro sono incaricati della esecuzione del presnte decreto.
Napoli 22 agosto 1840 FERDINANDO
Nel 1841si dovette sostenenre una lite con il Comune di Paternò per la cessione del territorio che si concluse l'8 aprile 1878.

Tratto dall'opuscolo:
"GUIDA STORICO TURISTICA"

di GIUSEPPE AMBRA

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