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Franco Tassi stringe la storica Alleanza con il National Park Service

Intervista di Inge BAUMGARTNER

Abbiamo avuto occasione di incontrare a Roma Franco Tassi, storico Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, nel giorno del suo 80° Compleanno. Avversato in Patria (come sempre avviene nel Belpaese a chi compie il proprio dovere, combattendo scempi, abusi e corruzione), ma celebre all’estero per le straordinarie imprese compiute in difesa di orsi, lupi, camosci, foreste e parchi, segue tuttora le alterne vicende della nostra Natura… E non smette di raccontare in articoli, libri e conferenze, l’odissea di questo Paradiso in pericolo, ormai in balìa delle ciurme di lanzichenecchi scatenati senza freno al “sacco d’Italia”. Il Paese più bello del mondo, ma anche il più maltrattato. Ci ha concesso un’intervista, per spiegare cosa stia avvenendo, e perché sia assolutamente necessario cambiare. La diffonderemo presto nella versione integrale, ma intanto ne anticipiamo una sintesi saliente.

Lei è stato sommerso di auguri, congratulazioni e riconoscimenti, che certamente le avranno fatto molto piacere. Come risponde a questo spontaneo plebiscito?
Anzitutto ringrazio di cuore quanti sanno conservare la memoria storica, guardando ai fatti e ai risultati, cestinando i pettegolezzi e le calunnie, esprimendo sincera riconoscenza. E sono davvero felice quando vedo che le idee valide germogliano, trovando terreno fertile nell’entusiasmo dei giovani.
Aveva anche espresso la speranza che quest’Italia troppo distratta e inerte finalmente si risvegli, e realizzi un vero cambiamento. A cosa si riferiva?
Ho rinnovato l’invito ad assumere sempre più il ruolo di attenti Custodi della nostra unica, insostituibile “Madre Terra”. Le sfide che ci attendono riguarderanno principalmente le Aree Protette e i Parchi Nazionali, la Biodiversità e gli Ecosistemi, e soprattutto gli Alberi e le Foreste, a cui ho dedicato i miei ultimi libri.
Vuol dire che persino il Patrimonio Verde, che ci difende dall’inquinamento, mantiene l’equilibrio climatico e assicura salute e benessere, è oggi minacciato dall’uomo?
Certo, l’avidità umana non ha limiti, basti pensare al nuovo Testo Unico Forestale del Governo, che presto smaschereremo. Travestendosi da benefattore, smantellerebbe invece le ultime difese del  Patrimonio Naturale Forestale finora scampato alla Selvicoltura produttivistica. Con le immaginabili gravissime conseguenze ai danni del paesaggio, dell'identità culturale, della qualità della vita, dell'equilibrio ecologico e idrogeologico, e di tutte le funzioni della foresta, da considerare non come semplici servizi ecologici, ma come preziosi benefici da apprezzare, e salvaguardare con ogni mezzo.
Come è possibile che all’assalto delle foreste si stiano lanciando oggi proprio coloro che dovrebbero salvarle?
Viviamo nella “società dell’inganno”, dove in teoria si proclamano onorevolissimi princìpi, ma nella pratica si agisce peggio di iene, sanguisughe e vampiri. Dopo il primo passo significativo, il disfacimento del Parco d’Abruzzo (2002), il secondo è stato la soppressione del Corpo Forestale (2017), attuata senza esitazioni né ripensamenti. Anche per questo il nostro Patrimonio Forestale, sempre più esposto agli incendi, viene ora minacciato da teorie e pratiche assurde, frutto di ignoranza ecologica, dietro cui si celano però interessi inconfessabili, come la frenesìa dilagante delle Centrali a Biomasse, fonti di profitti poco trasparenti. Ma soprattutto, si riduce l’importanza degli alberi al mero aspetto “monetizzabile”, vale a dire a quanta legna se ne ricava, e quindi a quanto danaro sonante i nuovi vandali possono subito intascare. Perché purtroppo, come mi disse una volta il grande giornalista scientifico Horst Stern, “L’uomo di tutto conosce il prezzo, di nulla il valore!”.


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