Home > Indice Articoli > Salvo La Spina > Paolo Borsellino

Cerca

Paolo Borsellino Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Scritto da Salvo La Spina   
Sabato 19 Luglio 2008 01:00
Nasce nel quartiere povero e degradato di Palermo, La Kalsa,da famiglia borghese di farmacisti. La mamma di Borsellino al momento dello sbarco degli alleati in Sicilia, vieta ai figli di accettare qualsiasi dono dai soldati americani.
"La Patria è sconfitta, i sacrifici sono stati inutili, non c’è da essere felici..." è una delle frasi della madre di Borsellino.
I racconti di "Zio Ciccio", reduce della Campagna d’Africa, gli suscitano curiosità sulle vicende del periodo fascista, di cui la sua famiglia è stata protagonista.
Anche il rapporto con i figli è molto forte. Cerca di proteggerli dalla realtà che è intorno a lui e, nello stesso tempo, di trasmettergli il proprio modo di essere e di agire.
Un episodio per comprendere la fatica e la difficoltà di questo rapporto lo si trova nel momento in cui, in piena attività antimafia, Borsellino viene trasferito con Falcone sull’isola dell’Asinara per motivi di sicurezza. Fiammetta, figlia di Borsellino, sta male, viene allontanata dall’isola è malata di anoressia. La veglia la notte e cerca di aiutarla in tutti i modi. Per tutta la sua esistenza quel senso di protezione, quel senso di colpa per aver provocato problemi così grandi alla sua famiglia e, soprattutto, la volontà di stare vicino a sua figlia non lo abbandoneranno mai.
Dopo le scuole dell’obbligo frequenta il classico Meli, durante gli anni del liceo diventa direttore del giornale scolastico “Agorà”.
Si diploma nell’estate del 1985, e si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Proveniente da una famiglia simpatizzante di destra, Borsellino prende parte attiva al Fronte Universitario di Azione Nazionale (Fuan), di cui rappresenta il movimento studentesco, diventa membro dell’ esecutivo provinciale ed è eletto rappresentante nella lista “Fanalino” di Palermo.
Il 27 giugno 1962, all’età di 22 anni, si laurea con 110 e lode dibattendo la tesi dal titolo “Il fine dell’azione delittuosa”. A distanza di pochi giorni, all’eta’ di 52 anni, suo padre muore, e ricadono su di lui le responsabilità familiari: si impegna a tenere aperta l’attività del padre fino alla laurea in farmacia della sorella Rita, nel ’67, e viene esonerato dal servizio militare in quanto unico sostentamento per la famiglia.
Nel 1963 affronta e supera il concorso in magistratura.
Nel 1965 è uditore giudiziario presso il tribunale civile di Enna, e due anni più tardi otterrà il primo incarico direttivo come Pretore a Mazzara del Vallo, nel periodo che segue al terremoto.
Il 21 marzo del 1975 viene trasferito al tribunale di Palermo, e nel luglio dello stesso anno entra a far parte dell’Ufficio istruzione affari penali sotto la guida di Rocco Chinnici, insieme a quello che sarà il collega e amico di una vita, Giovanni Falcone.
Il 1980, con l’arresto dei primi mafiosi, Paolo Borsellino viene messo per la prima volta sotto scorta insieme alla famiglia. Gli uomini delle forze dell’ordine lo seguiranno, da quel momento, fino alla morte. Il 23 dicembre 1968 sposa la figlia di Angelo Piraino Leto, magistrato del tribunale di Palermo, Agnese. L’anno successivo diventa Pretore a Monreale, dove lavora insieme con Emanuele Basile, in seguito vittima della mafia. Da qui avrà modo di conoscere la cosca sanguinaria dei corleonesi, contro la quale lavorerà per tutta la vita. Il 5 marzo il Consiglio superiore della Magistratura lo nomina magistrato d’appello. Nello stesso anno si costituisce il primo pool antimafia, a questo Borsellino prende parte, sotto la guida del giudice Chinnici, che verrà assassinato il 29 luglio del 1983 per mezzo di un’autobomba dagli uomini di Cosa Nostra. All’inizio del maxiprocesso l’opinione pubblica inizia a criticare i magistrati, le scorte e il ruolo che si sono costruiti.
Gli succede il fiorentino Antonino Caponnetto, e il pool ottiene i primi importanti risultati: nel 1984 viene arrestato il boss Vito Ciancimino, e Tommaso Buscetta decide di collaborare con la giustizia, divenendo uno dei primi pentiti di mafia. Descrive per la prima volta un mondo di cui, fino a quel momento, si sapeva ben poco, e comincia per il pool la preparazione del maxiprocesso.
Nel 1985 ancora due vittime di mafia: vengono assassinati gli stretti collaboratori di Falcone e Borsellino, Giuseppe Montana e Ninni Casarà. Per motivi di sicurezza i due giudici vengono trasferiti, con le famiglie al seguito, nel carcere dell’Asinara, da dove ultimano le pratiche per il maxiprocesso, al riparo dalla mafia che li cerca.
Nel dicembre del 1986 Borsellino viene nominato Procuratore della Repubblica a Marsala. L’anno successivo è quello che vede l’anziano Caponnetto abbandonare la guida del pool per motivi di salute, nella speranza di lasciarlo nelle mani di Falcone. Il Csm sceglierà invece di affidarlo ad Antonino Meli, nonostante la dura lotta portata avanti da Borsellino, che alterna interventi pubblici a interviste,parlando nella società civile delle pericolose dinamiche che vede svilupparsi dentro la Procura di Palermo. Teme l’isolamento in cui stanno cadendo, e lo smantellamento del pool, che di fatto avverrà nel gennaio 1988 con l’insediamento di Meli. Torna a Marsala, e prosegue nel suo lavoro. Intanto Falcone va a Roma, presso la Direzione Affari Penali del ministero di Grazia e Giustizia, da cui lavora al progetto di creazione della Superprocura. Iniziano gli anni dei veleni, mentre Borsellino porta avanti il suo lavoro con i pentiti, profondamente convinto del ruolo centrale che avevano nei processi di mafia.

I VELENI AL TRIBUNALE DI PALERMO
Gli attacchi diventano forti e pressanti: Borsellino chiede di rientrare a Palermo, e torna operativo nel dicembre 1991 come Procuratore aggiunto a fianco di Antonio Ingroia. Continua, incessantemente, a chiedere l’aiuto dello Stato nelle indagini di mafia: è consapevole dei rischi che sta’ correndo, e che la magistratura non può farcela da sola. A Roma, intanto, viene istituita la Superprocura, alla cui guida si candida Falcone. Borsellino lo sostiene, e insieme si impegnano per uscire allo scoperto, parlare con più persone possibili, muoversi: temono che nelle mani sbagliate la Superprocura possa diventare un’arma pericolosa. Nel 1992 Falcone ha i numeri necessari per assumerne la guida, ma il 23 maggio verrà assassinato nella strage di Capaci. Il dolore per Borsellino è forte, è consapevole di essere la prossima vittima designata, ma decide di restare alla Procura di Palermo, nella quale è ormai isolato, diffamato, attaccato dall’interno. In una disperata corsa contro il tempo porta avanti le indagini intorno all’assassino dell’amico Giovanni, ottiene la delega per poter interrogare i pentiti e scoprire qualcosa. Il 19 luglio 1992, dopo aver passato una giornata con la famiglia a Villagrazia, torna a Palermo per accompagnare la madre dal medico: sotto la sua abitazione, in via D’Amelio, c’è un’autobomba che lo aspetta. Una fiat 126 imbottita con 100 kg di tritolo esplode portandosi via il giudice e gli agenti della sua scorta, Emanuela Loi (prima donna poliziotto a morire in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddi Cosina e Claudio Traina.
In un’intervista rilasciata a Lamberto Sposini appena 20 giorni prima di essere ammazzato, aveva detto: “Dopo la morte di Falcone, anche io sono un morto che cammina”.
Ad un mese dalla morte dell’Amico Falcone, tra le fiaccole e con molta emozione parla di lui, cerca di raccontarlo: "Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione....per amore. La sua vita è stata un atto d’amore verso questa città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene. ..Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera...dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo".
Accomunati da un assassinio feroce, dalle accuse violente lanciate da quegli stessi personaggi che in morte li hanno compianti, e da uno Stato che hanno cercato, ma che li ha lasciati soli nella loro lotta contro la mafia. Molte strade italiane sono state intitolate a Paolo Borsellino, l’aeroporto di Punta Raisi, e la facoltà di Giurisprudenza de La Sapienza, a Roma.

Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno". (Paolo Borsellino)

“Un uomo che va incontro alla morte con silenziosa lucidità è un martire, non un eroe. Mi chiedo se non avrei fatto meglio ad imporgli di lasciare la magistratura. Ma la risposta è sempre la stessa: non sarei stata degna di lui, del suo coraggio, e del suo amore verso gli altri” (Agnese Piraino)

“Il ricordo è per l’amico Paolo, per la sua generosità, per la sua umanità, per il coraggio con cui ha affrontato la vita e con cui è andato incontro ad una morte annunciata. Era un dono naturale che Paolo aveva, quello di spargere amore intorno a sé. Ognuno di noi, e non solo lo Stato, gli è debitore. A ognuno di noi egli ha donato qualcosa con il suo incessante lavoro: a me mancheranno terribilmente quelle sue telefonate, che invariabilmente concludeva con le parole: “Ti voglio bene Antonio”. Ed io replicavo: “Anche io ti voglio bene Paolo”. (Antonino Caponnetto).

“E’ l’ora di dimenticare le lacrime e lottare per Paolo. Lottare fino alla fine delle nostre forze, fino che Paolo e i suoi ragazzi non saranno vendicati e gridare, gridare, gridare finché avremo voce per pretendere la verità, e costringere a ricordare chi non ricorda”. (Salvatore Borsellino).

Le caratteristiche della caparbietà, dell'allegria e della passione per il suo lavoro fanno di Borsellino una persona speciale, un esempio, capace di trasmettere dei valori positivi per le generazioni future. La triste tragedia del suo assassinio, come quella dell'amico e collega Giovanni Falcone, non va dimenticata per il semplice fatto che deve ancora essere raggiunto l'obiettivo di una vita: sconfiggere la mafia.
 

Chi è online

 4 visitatori online
Tot. visite contenuti : 163347
RocketTheme Joomla Templates