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Cav. Condorelli Stampa E-mail
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Scritto da Salvo La Spina   
Venerdì 20 Giugno 2008 12:20

Scrivere del Cav. Condorelli o, se permettete più affettuosamente, di Ciccino Condorelli, non è cosa semplice per me.
Due sentimenti mi si accavallano nel cuore: di gioia e di dolore.
Gioia nel parlare di una persona eccezzionale che ho conosciuto personalmente, e dolore nel parlare di una persona eccezzionale che non c’è più, una figura che fà parte del mio passato irrimediabilmente, …… della mia famiglia.

Leo Gullotta, grande amico di Ciccino, con la sensibilità che lo contraddistingue, dopo le esequie, volle sedersi accanto l’autista del carro funebre che ne accompagnava il feretro verso il cimitero, e disse di lui fra le lacrime e i singhiozzi: “La grande quercia con il cuore da bambino è andata via………!”.
Conobbi Condorelli nel 1960 o giu’ di li’, passando per la Via V.Emanuele III (allora era scarsamente illuminata), mio zio Turi che abita in estate in una casa di villeggiatura a Belpasso, mi portò nella pasticceria di Condorelli e mi offrì un gelato al gusto di pistacchio, e quel sapore che non lo dimenticherò più.
Per tanti anni Condorelli è stato un punto di riferimento, ha portato Belpasso ad essere la capitale dolciaria del meridione, celebrata in tutto il mondo, ha fatto conoscere il dolce “made in Sicily” in tutti i paesi.
Da dietro i banconi e dai suoi laboratori sono usciti nomi prestigiosi di dolciari, dolcieri, pizzaioli, chef diplomati e di fama, barman, ma soprattutto persone che trasmettevano gentilezza.
Nacque nel giorno della domenica delle palme 31 marzo del 1912, mori a 91 anni.
I suoi genitori vollero chiamarlo Palmino (perchè nato il giorno delle Palme ), Antonino, Francesco. Col passare del tempo prevalse il nome Francesco, per gli amici Ciccino.
Prima di lui era nata Santina (poi morta all’età di nove anni), Peppino, e dopo di lui Tonì e Santina, cosi chiamata in memoria della primogenita.
Fu la mamma, devota a San Francesco d’ Assisi, che volle aggiungere il nome di Francesco.
La mamma, che lo incoraggiò sempre, lo voleva apprendista barbiere e studente, e per questo andava in bici da Borrello al ginnasio di Paternò.
Il 12 maggio del 1928 muore il padre ed il giovane Francesco lascia gli studi per aiutare la famiglia.
L’ 8 gennaio del 1933 diviene proprietario della dolceria, in Via V.Emanuele III a Belpasso, che inaugura lì dove era la stata la casa del nonno e poi del padre.
Nel 1934 aprirono la strada che da Nicolosi portava all’Etna, ed e’ li che inizia l’edificazione dello chalet “Caffè dello scì”, ma l’impresa durò poco a causa della chiamata alle armi del giovane Ciccino.
Condorelli conobbe anche l'esperienza dell'emigrazione. Per un breve periodo della sua vita, su suggerimento di un conoscente, decise di trasferirsi in Istria, e nel 1939 giunse a Pola. L’avventura istriana fu breve, cosi come quella che lo portò, dopo la guerra, a Malta. Tornato definitivamente in Sicilia, nonostante fosse provato dai combattirnenti e dalla prigionia patita, mostrò tutta la sua tempra e si fece protagonista della locale vita imprenditoriale.
Negli verso gli anni 50’ migliorò e rinforzò la produzione dei “piparelli”, della frutta martorana, dei totò, dessert assortiti, torte, poi cominciò con la gastronomia, inventò “il biscotto di Pippo”, così chiamato in onore del nipote che stentava a crescere, il biscotto ebbe una diffusione fra i pediatri dell’epoca, che lo prescrivevano per i piccoli pazienti quasi fosse una medicina, tanto era altamente energetico, il biscotto fù in produzione per una quindicina d’anni.
Costruisce quindi sopra la dolceria un salone per ricevimenti dove si esibiranno nomi famosi come Perez Prado, Marcella Bella, Wilma Goich, Little Tony, etc. (chi si ricorda ancora delle serate danzanti da Condorelli).
Sposa nel 1963, Santa Coco da cui avra’ due figli: Pippo e Gloria che tutt’oggi si occupano a tempo pieno del gruppo Condorelli.
Quella modesta produzione via via si incrementera’, nasceranno i torroncini monodose, punto di forza dell’impero Condorelli.
Forse non tutti sanno che l’idea del torrone morbido monodose maturò in seguito ad una cena in casa di una vedova a Venaria Reale in provincia di Torino. Quella sera il dolce era proprio una stecca di torrone che venne tagliato con un grosso coltello in parti diseguali, a Condorelli, che era l’ospite, fu dato il pezzo più grosso e questo non gli sembrò giusto, per non parlare dei problemi di masticazione che, a causa della durezza, creava soprattutto alle persone anziane.
Ed ancora il latte di mandorla, i bonbon di mandorle, le tortine, i biscotti di mandorla, le granite,e tutte le altre specialita’ a base di mandorla , che assorbiranno la produzione di mandorle del belpassese e dei paesi viciniori, affiancate dalla “tavola calda”, oltre che la somministrazione del caffè e delle bevande, biscotti e dessert.
Condorelli, col passar degl’anni, mette sù quello che lui stesso ama definire maestoso “giocattolo”, l’industria che creò, ha dato e dà lavoro a centinaia e centinaia di persone.fra “effettivi” e “stagionali”.
Sara’ amico di uomini illustri, politici, magistrati, cantanti, attori (Leo Gullotta per citarneuno), presentatori del calibro di Pippo Baudo, restando sempre se stesso: quella “vecchia quercia” che aveva affrontato sole, vento, bufere, neve, guerre, vicissitudini, traversie di ogni tipo, ma che sempre aveva saputo resistere.
Ogni tanto si mostrava burbero, scontroso, ma traspariva in lui quel cuore d’oro che ne faceva un’ uomo unico.
Cavaliere Condorelli, è stato e sarà sempre un vero piacere……!!!

 

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