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| Nino Martoglio |
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| Scritto da Salvo La Spina |
| Venerdì 30 Maggio 2008 09:35 |
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Nino Martoglio nasce a Belpasso (CT) nel 1870. PRIMI ANNI DEL 900 Nel 1901 Nino Martoglio prese una decisione che si rivelerà a dir poco azzeccata: si orientò in maniera decisa e determinata al teatro, tentando di ricondurre il teatro dialettale siciliano in tutte le platee italiane. Grazie alle poco comuni qualità degli interpreti con i quali Martoglio lavorava intensamente, le sue opere ottennero un successo travolgente, difficilmente prevedibile. Le sue opere divennero capolavori anche per l’adozione di un linguaggio misurato, molto semplice e straordinariamente e scorrevole, il suo intento fu sempre quello di disegnare un microcosmo regionale, popolare, caratterizzato da connotati decisamente provinciali. A spingerlo verso la carriera drammaturgica fu la conoscenza di alcuni grandi attori dotati di una dirompente satira e comicità. Il la vicinanza di alcuni grandi interpreti fu talmente decisivo per l’autore siciliano che nell’ aprile del 1903 esordì in teatro con la compagnia da lui fondata e i diretta. Nel 1901 creò la Compagnia Drammatica Siciliana, del quale fanno già parte attori come Giovanni Grasso, Virginia Balistrieri Giacinta Pezzana e Totò Majorana, con l'intento di rendere famoso a livello nazionale il teatro dialettale siciliano: nell'aprile 1903 si esibirono con successo a Milano. Dalla stagione 1907-1908 diviene direttore della formazione con a capo Angelo Musco, con il quale instaura una proficua collaborazione artistica, lanciando autori nuovi (il ventunenne Rosso di San Secondo, con la sua Madre del 1908) e con illanciare molte commedie da lui scritte,appunto San Giovanni decollato (1908) e L'aria del continente (1910). Fondò a Roma nel 1910 il primo "Teatro Minimo" presso il Teatro Metastasio, curando la regìa di numerosi atti unici del repertorio italiano e straniero, e portando sulla scena le prime opere teatrali di Luigi Pirandello già famoso come novelliere e scrittore (Lumie di Sicilia e La morsa, entrambe del (1913). Insieme a questi scrisse A Vilanza (La bilancia) , e Cappidazzu paga tuttu..Dal 1913 e per due anni si dedicò anche al cinema, producendo (per la sua Morgana Films di Roma) e dirigendo quattro pellicole, oggi purtroppo andate tutte perdute: Il Romanzo con Carmine Gallone e Soava Gallone, l'avventuroso capitan Blanco tratto dal suo dramma Il Palio i cui esterni vennero girati in gran parte in Libia, quindi Teresa Raquin tratto dal dramma omonimo di Émile Zola, ma soprattutto quello al quale restò legata la sua fama, il celebre Sperduti nel buio, dal dramma di Roberto Bracco, prima opera realista del cinema nostrano, considerata da molta critica, a posteriori, come antesignana del neorealismo, che ebbe un remake sonoro nel 1947, con la direzione di Camillo Mastrocinque, e con Vittorio De Sica. Tutta la sua opera è caratterizzata, oltre che dal verismo e dalla bellezza dei paesaggi, anche da una forte contrapposizione tra ricchezza e povertà: fu cantore dei lussuosi palazzi aristocratici e dei tuguri, dei caffè di lusso di fine Ottocento e dei vicoli affollati. La sua fama si mantenne quasi intatta fino alla fine degli anni '30, con molte sue commedie trasposte anche sul grande schermo, nel frattempo diventato sonoro. Diresse numerose messinscene teatrali; fondò nel dicembre 1918 l'ultima sua compagine teatrale, la Compagnia del Teatro Mediterraneo, gia attiva fino al 1920. Il fratello minore, Giulio Martoglio (Catania, 1882 - 27 novembre 1915) morì a soli 33 anni combattendo sul Carso durante la prima guerra mondiale. Le sue figlie, Vincenza e Angela, curarono un Fondo dove sono conservati tutti i suoi manoscritti. LE CRITICHE Vittorio Emanuele Orlando lo definì felicemente il <<Goldoni siciliano>>, sebbene la critica lo denigrò spesso, relegandolo in una posizione secondaria, ai margini di una cultura considerata erroneamente produzione artigianale e di basso profilo!!!! Martoglio riuscì a descrivere una Sicilia arcaica, legata a costumi e situazioni ataviche, ma nello stesso tempo in costante fermento e in evoluzione. Martoglio, fu il testimone adatto a rappresentare un’epoca in continua evoluzione; in altre parole l’autore rappresentò una Sicilia fortemente colorita e credibile, identificando i suoi personaggi tra il popolo e mettendo in scena dialoghi e vicende gustose. Dicevamo dei giudizi non particolarmente lusinghieri rivolti dalla critica nei suoi confronti; quantunque l’autore si ritrovò ad essere osteggiato da gran parte della critica, dimostrò un grandissimo animus pugnandii che gli permise di superare felicemente tutti gli ostacoli, le diffidenze, e le numerose quanto inutili gelosie. ARTISTA POLIEDRICO ED ORIGINALE L’autore condivideva la tematica dei vinti, già abbondantemente trattata da scrittori del calibro di Capuana, Verga e De Roberto, ma ricusando recisamente i toni eruditi, retorici, a volte enfatici della lingua. Il suo linguaggio riproduce il tono dialettale schietto, sincero e plebeo, adottando di tanto in tanto espressioni colte e provocando quindi un’esilarante deformazione grottesca. Nino Martoglio riuscì ad eccellere come pochi praticamente in tutte le occupazioni lavorative in cui fu impegnato; fu un giornalista puntuale e preciso, un inimitabile poeta, un fine dicitore, un commediografo stimato dal pubblico, un capocomico battagliero, un regista cinematografico innovativo ed un critico cinematografico talvolta severo, tal’altra indulgente e generoso. IL DIALETTO E‘ un universo, quello martogliano, ricco di archetipi collettivi, un microcosmo dove tutto viene descritto per mezzo di un tono molto semplice ed elementare, intento a svelare gli aspetti più peculiari e veri della sua terra. I personaggi delle sue opere sono volutamente testimoni di un mondo in costante evoluzione: tipi analizzati al microscopio in una varia casistica di eventi: sono buoni e cattivi, furbi e ingenui, signorotti squattrinati e popolani truffaldini in continua ricerca di un contegno dignitoso nei confronti della vita. Autore siciliano conferisce alla parlata dialettale un’importanza che risulta determinante nel rendere attraverso il registro siciliano il costume, l’indole, gli ambienti preferiti dei siciliani. Attraverso un gran numero di spropositi linguistici, di clamorose deformazioni lessicali, di gustosi qui pro quo, Martoglio dibatte svariati argomenti, riferendo di avvenimenti di politica municipale, di mondanità contadina e folcklorica, di istanze socialisteggianti, di iniziative sociali e di conflitti di classe. Tutto questo enorme materiale viene sempre descritto da Martoglio con una bonaria ironia Martoglio sembra vivere con i suoi personaggi che fanno di tutto al fine di sbarcare il lunario; queste macchiette molto comiche producono effetti fortemente esilaranti sebbene rappresentino una condizione di isolamento, di emarginazione, di alienazione dal vivere comune. Molto divertente la commedia intitolata “’U Contra”, imperniata su atavici pregiudizi, presunte pretese di civiltà, dove i protagonisti sono ingenui analfabeti e sedicenti acculturati. A volte l’autore si diverte a rappresentare due mondi diversi in opposizione, provocatoriamente antitetici: così ad esempio Mastru Austinu Miciaciu nella commedia “San Giuvanni Decullatu” è il simpatico elemento di coesione tra il mondo contadino che si apre timidamente ad un mondo borghese e quello popolare profondamente povero e credulone. Le altre commedie di Martoglio ottennero un successo praticamente uguale alle precedenti: “Scuru”, “L’arte di Giufà”, “Annata ricca massaru cuntentu”, “Nica”, “Sua Eccellenza” e tante altre. Nel pieno sviluppo della sua arte lo colse incredibilmente la morte, avvenuta per uno sciagurato e misterioso incidente il 15 Settembre del 1921 a Catania, allorché precipitò nella tromba dell’ascensore nell'ospedale dove era ricoverato il figlio. Alcune notizie sono state desunte dall’opera “Martoglio cineasta” sponsorizzata dalla BPL– Banca Popolare di Belpasso. |


