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L'Opera dei Pupi Stampa E-mail
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Scritto da Salvo La Spina   
Martedì 27 Maggio 2008 09:02

In Sicilia, assume un carattere unico che prende il nome di « OPERA DEI PUPI », per l’appunto, che si distingue dall'originario. Teatro delle Marionette sia per i contenuti, che per la tecnica.
Nei tempi antichi il successo fu tale che vennero trasposte e arrangiate in versione marionettistica anche famose opere liriche e teatrali, ma la "vera" Opera dei Pupi é costituita essenzialmente dalle gesta di Carlo Magno e i  Paladini di Francia, oltre che di alcuni altri personaggi, come: Firticchiu.

L'origine dell'Opera dei pupi siciliani è sicuramente collocata intorno alla prima metà dell'800.
Oltre l'abbigliamento, raffinato e curato, quello che sin dal principio distinse i pupi siciliani dalle comuni marionette furono le vicende di cui essi divennero protagonisti. I temi trattati facevano tutti riferimento alle gesta eroiche di Carlo Magno e dei Paladini di Francia e si ispirano ai poemi epico-cavallereschi del '400 e del '500 dell’ Ariosto, Boiardo e Pulci. Ben presto tuttavia due divennero le fonti principali da cui i pupari iniziarono ad attingere nuovi episodi da mettere in scena: la Storia dei Paladini di Francia, una pubblicazione del 1850-60, attribuita a Giusto Lodico, che, intrecciando le vicende dei vari poemi cavallereschi della tradizione, ne ricavò ben quattro volumi che costituiscono ancora oggi il fondamento dell'Opera dei pupi
e i racconti degli stessi cantastorie, tramandati oralmente di generazione in generazione. 
Il termine Paladino, dall’aggettivo latino palatinus (di palazzo), descrive ciascuno dei Dodici Pari al servizio nell’esercito di Carlo Magno; essi ricoprivano le cariche più alte dell’ordine militare e costituivano una sorta di guardia d’onore dell’Imperatore. I Paladini o Pari erano scelti personalmente da Carlo Magno e obbedivano solo al re. Ciascuno dei Pari era un nobile, conte, duca, e doveva essere in possesso di particolari virtù: fede, lealtà, forza, sprezzo del pericolo.
Nell’opera dei pupi erano presenti:
Orlando,  Bradamante, Oliviero, Turpino, Oggieri il danese, Riccardo il vecchio e il nipote Enrico, Accellino di Guascogna, Tebaldo di Reims e il cugino Milone, Geriero, Gerino e Gano, Angelica, Falista, Morante o Marante, il feroce Saladino, piu’ altri nobili guerrieri saraceni.
Nell’opera dei pupi troviamo alcuni dei personaggi elencati in precedenza e altri presi in prestito dai poemi epico-cavallereschi, mischiando così ancora di più mito e realtà. Sostanzialmente il ciclo carolingio, ovvero la storia dei paladini di Francia, narra le innumerevoli battaglie tra cristiani e mori nella Spagna dell’VIII secolo d.C. ed in particolare racconta della dolorosa sconfitta di Roncisvalle, in cui persero la vita, vittime di un’imboscata, le più valorose “spade” cristiane e fra tutte il prode Orlando ed il saggio Oliviero.
Il repertorio, in qualche caso, si discostava dalle programmazioni classiche per raccontare l’attualità, utilizzando spesso storie di vario genere tra le quali quella del brigantaggio. All’epoca uno dei primi fu Don Liberto Canino che portò sulla scena temi come: “vita e morte di Giordano Bruno” ricavata da un racconto di Dumas, “vita e morte di Antonio Di Blasi Testa Longa” che suscitò a quel tempo grande entusiasmo ed infine i “Beati Paoli” tratti dal Linares. Don Liberto incluse anche nel suo repertorio spunti di due opere di Shakespeare: il Macbeth e Giulietta e Romeo.
  • LA STRUTTURA
    La struttura di base del Pupo è costituita da tre elementi fondamentali: legno, metallo e stoffa. Di legno sono: la testa, gli avambracci e le mani, il busto e le gambe; di metallo: i giunti che uniscono le gambe al busto, i giunti delle ginocchia, l'asta che serve a sorreggere il pupo (parte integrante della testa) e che attraverso un gancio si collega al busto,  una seconda asta in metallo, inserita nella mano destra (evoluzione del pupo siciliano); di stoffa: le braccia, che uniscono gli avambracci al busto.
    La parte più difficile da costruire è la testa del Pupo. Essa si può realizzare utilizzando il legno e in qualche caso la creta. In passato tale compito era affidato ad esperti artigiani;col passare del tempo è stato lo stesso Puparo ad occuparsi di tale compito che svolge grazie anche all'ausilio di calchi in piombo.
    E’ interessante vedere come, per aggiungere un pizzico di veridicita’, la testa fosse fatta per potersi anche staccare (questo per le scene piu’ crude del combattimento).
    Qualche altro puparo aggiungeva anche altri “effetti” particolari: il sangue che schizzava al momento opportuno.

Andare ad assistere a “L’opera dei pupi”, era uno dei pochi momenti di svago e aggregazione (non esistevano Tv, cinema, teatro discoteche, o altro), anche allora, come scriveva Martoglio, si vendevano in giro per il teatro, “simenza”, “acqua e zammu’ ” (acqua e anice), o anche solo “acqua annivata” (acqua fresca), e non era raro che il pubblico, infervorato, compenetrandosi dalle vicende rappresentate, passasse a vie di fatto (risse, zuffe o coltellate).
Resta famosa L’Opera dei pupi dei Fratelli Macri’.
Ed ancora, Teatri che hanno ricevuto riconoscimenti e premi internazionali come  “L’ Erasmo Da Rotterdam”, vinto dai Fratelli Napoli.
Oggi i pupi sono diventati un’oggetto d’arredamento prezioso e ricercato.

 

 

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