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Sicilia dei Tempi - dalla I^ metà dell'800 Stampa E-mail
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Scritto da Salvo La Spina   
Mercoledì 21 Maggio 2008 13:45
 Prima metà dell'800
Nel 1798, Ferdinando di Borbone, per via della occupazione napoleonica a Napoli, fugge in Sicilia per risiedevi insieme alla propria corte. Ma già nel 1802 è di ritorno a Napoli grazie all'aiuto dell'ammiraglio Nelson. Tale situazione determinò molta delusione tra i siciliani. Nel 1806 cacciato da Napoli da Gioacchino Murat, si rifugia nuovamente in Sicilia, che nel frattempo era divenuta una base bellica dell'Inghilterra in guerra contro i Francesi. Ferdinando IV, sotto la spinta della Gran Bretagna (sotto la cui protezione il re si era posto) e dei nobili siciliani concede, nel 1812, una costituzione di ispirazione liberale che abolisce i diritti feudali formulata, dall'Assemblea costituente a Palermo sull'esempio di quella inglese.

La costituzione prevedeva infatti due camere proprio come il modello parlamentare inglese. Gli Inglesi portano nell'isola alcune innovazioni: nel 1814 sono ad es. attive alcune distillerie di proprietà inglese di vino a Marsala. Con la Restaurazione ed il riaffermarsi a Napoli del potere borbonico, a Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, fu concesso di rientrare a Napoli, ciò portò all'annullamento della costituzione e, l'8 dicembre 1816 la Sicilia viene incorporata con Napoli nel Regno delle Due Sicilie e posta sotto una amministrazione centralizzata; il re prende il nome di Ferdinando I. I Siciliani, di nuovo governati da un viceré, alimentarono un vivo risentimento che condusse ad aspirazioni separatiste ed a lotte popolari. La rivoluzione del 1820 contro i Borbon, iniziò a Palermo il 14 luglio. Nel 1825 Muore Ferdinando e gli succede il figlio Francesco I che regna fino al 1830. Nel 1837 sotto il regno di Ferdinando II scoppia il colera e il popolo di Catania e di Siracusa tenta di insorgere nuovamente, ma il moto è rapidamente sedato. Esasperati dall'assolutismo borbonico, Il 12 gennaio 1848 a Palermo una rivolta popolare, guidata da Rosolino Pilo e Giuseppe La Masa, provoca la fuga delle truppe borboniche che rimangono a Messina. Una rivoluzione popolare guidata dal fontaniere Francesco Riso, scoppia a Palermo il 4 aprile 1848 e rivoltosi si arroccarono nel convento della Gancia. Costituisce la miccia che fa divampare ovunque la ribellione.Nonostante ogni speranza di libertà, le truppe borboniche ritornano in forze, per reprimere l'insurrezione. Si determina così la costituzione di un governo provvisorio e di un nuovo Parlamento presieduto da Ruggero Settimo. Viene proclamata l'indipendenza dell'Isola e promulgata una nuova Costituzione di stampo liberale-democratico (il Parlamento è al di sopra del re, il quale non ha più facoltà né di sciogliere né di sospendere le Camere). In base art. 2 della nuova Costituzione, il 13 aprile 1848 il Parlamento dichiara decaduto Ferdinando II di Borbone, perché re anche di Napoli. Al suo posto è chiamato il duca di Genova Alberto Amedeo di Savoia, secondogenito di Carlo Alberto re di Sardegna. L'armistizio è firmato il 17 settembre 1848.
Metà 800
Il 5 maggio 1860, Giuseppe Garibaldi parte da Quarto, presso Genova, e con 1089 patrioti, sbarca a Marsala. Tale impresa passerà alla storia come l'impresa dei "Mille". Con la vittoria del 15 maggio a Calatafimi Garibaldi inizia la sua azione e il 27 Maggio, conquista Palermo. Il 20 luglio si svolge la battaglia di Milazzo. L'8 Agosto 1860, nel comune di "Bronte" in provincia di Catania, alcuni contadini si ribellano contro i grandi proprietari terrieri occupando delle terre, chiedendo la ripartizione delle stesse. La sommossa, capeggiata dall'Avv. Nicola Lombardo, venne però sedata in modo cruento da Nino Bixio.Il 18 agosto 1860 Garibaldi attraversa lo Stretto di Messina e il 17 settembre entra vittorioso a Napoli, dove il governo borbonico è definitivamente sconfitto. Il Plebiscito del 21 ottobre 1860 sancisce l'unione con il Regno d'Italia. Nel periodo post-unitario si evidenziano però da subito i problemi di carattere socio-economico della Sicilia. Al posto della precedente unica imposta progressiva sul reddito, adesso occorre pagare tutta una serie di tasse, come quella sul macinato, tassa che viene percepita come la più iniqua. Inoltre viene imposta la circoscrizione militare obbligatoria in località distanti dalla Sicilia. Si assiste alla comparsa del fenomeno del brigantaggio.
Nel 1866 causa la difficile situazione economica, scoppia una rivolta a Palermo. Dal 1871 al 1914 più di un milione di Siciliani emigra in America ed in altri paesi d'Europa. Il risultato è che molte località dell'isola rimagono svuotate delle loro forze più intraprendenti. Viene inoltre estesa alla Sicilia la legge Siccardi sull'eversione e la vendita delle proprietà ecclesiastiche. I proventi di tale vendita vennero incamerati dallo stato, che anche grazie a ciò ottiene nel 1876 il pareggio del bilancio. Nel 1891 nasce il Partito Socialista Siciliano e il movimento a carattere sociale dei Fasci siciliani dei lavoratori fondato da G. De Felice. Nel 1893 è lo scandalo Notarbartolo, in seguito all'assassino del direttore del Banco di Sicilia, che aveva denunciato malcostume politico e finanziario. Nel 1894 causa un cattivo raccolto avvengono disordini e sommosse. Caduto il governo Giolitti, è formato un governo presieduto dal siciliano Francesco Crispi che invia 50000 soldati sull'isola, dove viene imposta la legge marziale. Nel 1908 un disastroso terremoto, che provoca più di 60000 morti, rade in gran parte al suolo Messina. Successivamente pr le opere di ricostruzione furono seguiti a Messina, i nuovi criteri di altezza degli edifici e di larghezza delle strade imposti per le zone a rischio sismico.

 

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