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Il Futuro del Mare Stampa E-mail
Scritto da Carmelo Nicoloso   
Martedì 11 Ottobre 2011 17:46

Amica FocaAttaccato da ogni parte, anche il mare è in pericolo. Se ieri veniva aggredita la terraferma, oggi è la volta dell’immenso “continente blu”, che copre i sette decimi del Pianeta. E cresce la preoccupazione per il futuro dello spazio azzurro a noi più vicino, il “mare nostro”.
Il Mediterraneo è il mare più straordinario e vissuto del mondo, quello dove nacque Venere e fiorì tutta la nostra civiltà. Fondamentale per la nostra vita, è amato da tutti ma non viene difeso abbastanza. Le minacce al suo equilibrio si moltiplicano, e non si tratta più soltanto di piccoli danni locali. Si è scatenato il massiccio assalto delle trivellazioni petrolifere, mentre aumenta l’impatto della pesca di rapina, avanza il cambiamento climatico e non cessa il versamento di veleni e rifiuti. E gli effetti di tutto questo si fanno sempre più vistosi e preoccupanti.

 

Ma è proprio nel punto più delicato, la linea di confine tra terre e acque – quel magico e ambitissimo “ecotono” detto costa, litorale o anche foce, estuario, laguna, palude – che si scatenano le follie più tremende. Valanghe di lottizzazioni e porti turistici, cementificazioni e navigazione distruttiva, non solo enormi navi da crociera e petroliere ma anche megayacht extralusso, cui si aggiungono barconi e carrette del mare dei disperati. Questo mare generoso continua a donare a tutti risorse viventi, ricevendo in cambio ogni tipo di liquami.
A fronteggiare questa emergenza sono scarse le forze in campo: abbondano invece le politiche magniloquenti, le avide tecnocrazie e gli utenti distratti, e corrono fiumi di danaro da riciclare mentre si sgretolano le regole di tutela, e agonizza il concetto stesso del bene collettivo. Nel secolo scorso abbiamo assistito a fenomeni analoghi sulla terraferma, abbiamo cercato di contrastarli e in parte, stimolando la creazione dei Parchi Verdi sul 10% del Bel Paese, vi eravamo riusciti. Possibile che ora non si possa far nulla per difendere il mare
Un rimedio efficace esiste, e lo abbiamo a portata di mano. Dobbiamo metterci tutti insieme: pescatori, residenti, visitatori, operatori turistici, guardia costiera, naviganti, nuotatori, subacquei, fotografi, giornalisti, naturalisti, biologi marini, ambientalisti, amici sinceri e appassionati del mare di ogni estrazione e provenienza. E dobbiamo farlo creando davvero l’unico presidio efficace in grado di attrarre e resistere, sostenersi e consolidarsi, il Parco Blu. E’ da un quarto di secolo che il Comitato Parchi sostiene un’idea molto semplice: solo creando un sistema adeguato di Aree protette in grado di salvare la vita del mare, disciplinare l’uso delle sue risorse, contrastare gli abusi, promuovere l’ecoturismo, offrire lavoro ai giovani e far conoscere usi, tradizioni e culture locali, si potrà creare non solo una diga contro lo sfacelo, ma anche una forza attiva capace di restituire al mare, al litorale, alle isole il loro autentico valore. Qualcuno obietterà che nel nsitro Paese molte Riserve Marine esistono già, ma non hanno sempre raggiunto questo risultato: e ha ragione. Tuttavia non stiamo parlando della stessa cosa, perchè quelle Riserve erano solo una premessa, uno studio, un primo passo di tutela: e sono rimaste spesso solo qualcosa di astratto, cartografico, lontano, accademico. I Parchi Blu, invece, possono e debbono diventare il motore attivo di rilancio di ogni strategia manageriale, iniziativa culturale, promozione socioeconomica e convivenza pacifica, conciliando attraverso la “zonazione” gli interessi in gioco e assicurando una equa condivisione dei benefici di questo grande patrimonio. In tutto il mondo, dalla Grande Barriera Corallina Australiana ai mari di Paesi non certo ricchi nei Caraibi, nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, tutto questo è da anni concreta realtà. Perché non da noi? 

COMITATO PARCHI

Roma-Catania, autunno 2011

 

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