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A chi servono i Centri Recupero Fauna Selvatica? Stampa E-mail
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Scritto da Carmelo Nicoloso   
Giovedì 19 Novembre 2009 12:26
Ho riflettuto tantissimo prima di scrivere questo provocatorio titolo, giacche’ da diversi anni mi occupo di detto argomento rapportandomi in modo diretto e attivo con diversi organismi, in particolare in Sicilia con l’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste, preposto in materia di gestione e recupero della Fauna Selvatica.
Tralasciando gli eventi legati ad incontri e convegni, concentriamo l’attenzione sulla LR 33/97, o meglio la proposta (1996/97) formulata dall’on.le Piro che mirava ad azzerare la storia del Recupero della Fauna Selvatica, con la contestuale chiusura del Centro di Catania  (il primo in Sicilia e tra i piu’ antichi nel sud Italia) gestito dal Fondo Siciliano per la Natura, fortunatamente l’aggregazione alla Federazione Nazionale Pro Natura (la piu’ antica associazione ambientalista Italiana) ha consentito di scongiurare il rischio chiusura.
Questo e’ solo l’inizio, di un percorso che parte da lontano, quando su Airone veniva citato “ da Norfolk a Catania si salvano animali selvatici”, e’ proprio cosi’ , la costante attivita’ di alcuni pionieri capeggiati da Luigi Lino e dalla consorte aprono il varco a tanti altri, che da li a poco consente all’Italia di ottenere il Goldman per l’Ambiente asseggnato ad  Anna Giordano, grazie all’infaticabile opera di antibracconaggio portata avanti nello stretto di Messina, coadiuvata nell’attivita’ di recupero della fauna selvatica da Deborah Ricciardi.
Tutto cio’ non puo’ essere accantonato e dimenticato, cosi’ come va ricordato il ruolo e il supporto di organismi istituzionali, in prims l’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, la quale con risorse economiche e la disponibilita’ di strutture garantisce la gestione e l’attivita’ di alcune associazioni ambientaliste, va precisato altresi’ il sostegno economico delle Province Regionali di Catania e Ragusa prestato al Fondo Siciliano per la Natura.
Sicuramente dispongo di numerosi elementi da raccontare per quanto attiene l’argomento, ma preferisco focalizzarmi su uno in particolare, di fondamentale importanza, promosso dal sottoscritto insieme ad Anna Giordano, Giovanni Giardina e Deborah Ricciardi, quello di organizzare un coordinamento dei centri di recupero fauna selvatica in Sicilia. Cosi nel 2006 si e’ tenuto sotto nostra richiesta e proposta un tavolo tecnico con l’Assessore Regionale Agricoltura e Foreste, sono stati coinvolti degli organismi regionali preposti in materia. L’incontro del 2006 aveva evidenziato diversi argomenti da affrontare e fronteggiare, tra tutti la 33/97, definita soprattutto obsoleta e non attuale rispetto allo status temporaneo, l’Assessore in quel contesto garanti’ che la Regione aveva disposto cospicue risorse economiche per i Centri Recupero Regionali di Ficuzza e Comiso.
Certo la materia e’ complessa e articolata, non v’e’ dubbio che la LR 33/97 va rivista e modificata, cosi’ come i decreti che regolarizzano la gestione delle strutture per l’intervento sulle specie selvatiche in difficolta’,  disponendo specifici disciplinari per ottimizzare l’articolata gestione dei:
-Centro Recupero Regionale Fauna Selvatica;
-Centro Recupero Regionale Tartarughe marine;
-Centri di Recupero Fauna Selvatica (potenzialmente presenti 1 per provincia);
-Centri di Primo Soccorso Fauna Selvatica;
-Centri di Recupero per Tartarughe marine.
In Sicilia al momento ci sono diverse tipologie di strutture e sono diverse le problematiche che riguardano la gestione ed i recupero della fauna selvatica in Sicilia, sicuramente di vitale importanza sono i fondi esigui ed insufficienti per la gestione, oltre ai vari aspetti di tipo pratico e gestionale, tra tutti quello legato alla sinergia con il Corpo Forestale per il recupero degli esemplari di fauna selvatica feriti o in difficolta’ .
Tutto cio’ e reso difficile per la mancanza di un funzionale collegamento con e tra gli enti, compresi quelli nazionali e la Regione Sicilia.
Per concretizzare gli obiettivi e’ indispensabile disporre di adeguati strumenti per l’acquisizione dei dati, il relativo aggiornamento e conservazione, quindi rendere funzionale ed efficiente l’Osservatorio Regionale. Disporre un numero ragionevole di centri recupero concentrandoli in distretti e localizzando solo i Centri di Primo Soccorso 1 per Provincia, affidare il coordinamento a un Dipartimento che sia ben strutturato in termini di qualificate progessionalita’,sia operativo a pieno campo e disponga di risorse economiche.
Utilizzare e ottimizzare la sinergia con l’ Universita’  e i Servizi Veterinari, attribuendo a ciascuno il proprio ruolo, individuare/focalizzare e formare le  figure professionali da impegnare nell’attivita’ di recupero e ospedalizzazione degli animali selvatici, utilizzando possibilmente uno profilo standard per le risorse umane impegnate nei centri di recupero.
Recentemente il Ministero dell’Ambiente, su indicazioni della U.E., nello specifico sui cheloni marini ha organizzato un tavolo tecnico per predisporre un documento sulla gestione dei Centri di Recupero, a cui hanno partecipato le Associazioni Ambientaliste comprese quelle siciliane.
 Non mi risulta che a detto incontro  era presente alcun rappresentante della Regione Siciliana, sicuramente la prima regione in Italia ad aver legiferato con un disciplinare sui Centri di recupero per tartarughe marine.
E’ certo che i cacciatori con l’esborso del contributo per esercitare l’attivita’ venatoria, forniscono un cospicuo compendio economico alla Regione Siciliana, che dovrebbe devolvere questi fondi per l’attivita’ di recupero della fauna selvatica, ma aldila’ di detta indicazione, non v’e’ dubbio della grande importanza che la fauna selvatica esercita sul Pianeta, e in particolare sugli ecosistemi Siciliani, una grande biodiversita’ altamente dinamica e funzionale. E’ di fondamentale importanza, evidenziare il ruolo di quanti da tantissimi anni si adoperano per la conservazione di specie a rischio, un esempio per l’intera Nazione, tutto cio’, grazie al supporto dei media viene veicolata in modo costante e diffuso, occasione per promuovere le potenzialita’ della ns. isola, una buona opportunita’ di didattica ambientale. 
                                   Carmelo Nicoloso
                         (coord. Sud Italia Pro Natura)
 

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