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Dall’amore per il creato alla “vocazione ecologica” nel segno della Croce Stampa E-mail
Scritto da Carmelo Nicoloso   
Giovedì 05 Novembre 2009 17:42

Dall’amore per il creato alla “vocazione ecologica” nel segno della Croce.
In questi mesi mi sono trovato a percorrere diverse montagne care a Giovanni Paolo II “l’uomo delle alte vette”, alcune volte direttamente sul campo, spesso attraverso le immagini e gli scritti, che rievocano e raccontano del suo grande amore per la natura e per le “CARE MONTAGNE CHE PARLANO DI DIO”.
La figura di Karol Wojtyla è certo ricca e complessa; tra i molti aspetti che la caratterizzano, però, non si può certo trascurare il forte amore per la terra. È un tema che molti hanno colto in relazione alla sua Polonia, con la quale ha sempre mantenuto un intenso legame. Altri hanno pure evidenziato il suo forte rapporto col mondo naturale, che incontrava nel corso dei suoi numerosissimi viaggi, come nella pratica dello sci e nelle passeggiate in montagna.

Emerge un elemento importante della sua personalità: una fede che coglie anche il mondo naturale come realtà splendida ed ordinata, come “un evangelo che ci parla di Dio”. Di qui l’invito a guardare, contemplare, apprezzare la bellezza della natura in tutto il suo spessore, fino a lasciarsi guidare alla percezione della sua origine. A Les Combes in Val d’Aosta nell’Angelus dell’11 giugno 1999 egli ringraziava Dio per quella “maestosa bellezza del creato”, particolarmente evidente in montagna, che è come un riflesso della Sua stessa Bellezza.
Nello stesso intervento, però, egli collegava immediatamente tale dimensione estetica e teologica con un’etica della creazione: “l’uomo chiamato a coltivare e custodire il giardino del mondo, l’essere umano ha una specifica responsabilità circa l’ambiente vitale, in rapporto non solo al presente,ma anche alle generazioni future”. Lo sguardo che contemplava la terra, insomma, si intrecciava spesso con la preoccupazione per la sua conservazione: soffermandosi sulla bellezza della terra polacca, ad esempio, ricordava “il pericolo che ciò che fa gioire l’occhio ed esultare lo spirito possa subire la distruzione”.
“La difesa della vita e la conseguente promozione della salute, specialmente nelle popolazioni più povere e in via di sviluppo sarà ad un tempo il metro e il criterio di fondo dell’orizzonte ecologico a livello regionale e mondiale.
Nel vostro impegno per la conservazione della salubrità dell’ambiente, vi illumini ed assista il Signore. Alla sua bontà di Padre, ricco di amore verso ognuna delle sue creature, affido i vostri sforzi e, nel suo nome, tutti vi benedico”,  “... non permettiamo che il nostro mondo sia una terra sempre più degradata e degradante...”
Karol Wojtyla rammentava “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla Sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici. I vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo.”
Oggi l’Europa bandisce il Crocifisso dalle scuole, gli ambientalisti affermano che le “croci” impattano sul paesaggio in montagna, qualche sacerdote induce a limitare la diffusione delle croci in montagna (auspico solo per la scelta del materiale, in quanto possano diventare catalizzatori di fulmini). Nel segno di quella CROCE che Giovanni Paolo II nel 1984 consegno’ ai giovani di tutto il mondo, e’ fondamentale riprendere il nostro sentiero sinodale, riappropriandoci delle nostre radici, nel segno di un autentico “rispetto” soprattutto di “madre terra”, in un contesto in cui la solidarietà’ sia diffusa e reale.
 
            Carmelo Nicoloso
(Coordinatore sud Italia Pro Natura)
 

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