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La Grotta del Gelo è la cavità vulcanica etnea più conosciuta non solo in ambito locale ma anche a livello internazionale. La sua notorietà è
motivata per la formazione di ghiaccio che da oltre trecento anni si accumula al suo interno. In passato era prevalentemente conosciuta dai pastori che vi recavano le greggi per l'abbeverata. A partire dagli anni settanta è diventata meta per migliaia di escursionisti che hanno individuato in essa una meta obbligata da raggiungere.
La grotta è inserita nella zona "A" di riserva integrale del Parco dell'Etna, in territorio del comune di Randazzo, il suo accesso è sito a quota 2030 n s.l.m. sul versante nordoccidentale dell'Etna, nella cosiddetta Sciara del Follone. Questa si è originata a seguito dell'eruzione che per 10 anni (1614-1624) interessò il versante settentrionale dell'Etna da 2550 m di quota fin all'altezza di Monte Collabasso a circa 1200 m s.l.m., l'area è caratterizzata dalla messa in posto delle lave dei Dammusi. La grotta riveste una grande importanza sotto l'aspetto vulcanospeleologico, è un esempio di cavità vulcanica di grandi dimensioni, la presenza di ghiaccio riempie circa il 40% del volume, ad una quota relativamente bassa, considerata la Latitudine, questo fenomeno è singolare per una cavità che si trova in un'isola al centro del Mediterraneo. Il pavimento della galleria principale è interamente ricoperto da ghiaccio con sassi inglobati, dove si sporgono alcuni grossi massi. Il primo tratto si presenta più o meno pianeggiante, il secondo si snoda su un ripido pendio ghiacciato, in fondo al quale il ghiaccio mostra strati di diverso spessore e colorazione, da qui si dipartono due cunicoli, uno dei quali, quello in direzione est, misura circa 30 metri. Nel complesso la grotta ha uno sviluppo di 120-130 metri, che si percorrono agevolmente se si seguono attentamente i consigli degli speleologi.
L'eruzione radiale che determinò la formazione della Grotta del Gelo è la più lunga tra le eruzioni storiche dell'Etna, emise durante il periodo della sua attività una enorme quantità di lave, circa due chilometri cubi, che coprirono una superficie di oltre venti chilometri quadrati. La complessità del fenomeno produsse lave di tipo pahoehoe, queste formazioni dette anche "a corda" non sono frequenti sul nostro vulcano, si crearono contestualmente una serie di interessanti morfologie come i tumuli e i megatumuli che si trovano sparsi in tutta la superficie dell'immensa colata. I flussi lavici, nella loro evoluzione si sovrapposero accavallandosi e anche ostacolandosi nella discesa verso le quote più basse, si crearono numerosissime cavità dalle dimensioni più varie, superficiali e profonde oppure laminari, sormontate da lastre di roccia di pochi centimetri che risuonano al passo, da cui il nome arabo dammuso, ovvero soffitto-copertura. La peculiarità del fenomeno glacialogico ha richiamato nel tempo l'interesse di naturalisti e geologi che hanno cercato di spiegare o di descriverne l'evoluzione. Una serie di osservazioni negli ultimi trenta anni hanno evidenziato una sostanziale modifica della massa glaciale, forse a causa dell'eruzione del 1981, ma in parte anche dalla pressione antropica esercitata dall'eccessiva presenza di escursionisti. Lo status attuale di massa glaciale ha indotto varie associazioni naturalistiche a sollecitare l'intervento degli enti preposti, l'intento è quello di avviare un programma di monitoraggio, per definire l'entità del fenomeno, quindi evitare un pesante effetto negativo a questo importante patrimonio ambientale. L'Ente Parco dell'Etna a seguito delle segnalazioni pervenutegli, nel 1996 ha organizzato la prima conferenza di servizio sulla Grotta del Gelo, grazie soprattutto all'apporto prestato dal vulcanologo e dirigente dell'Ente Parco dott. Salvo Caffo. Carmelo Nicoloso (coord. Sud Italia Pro Natura) |