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Architettura rurale sull’Etna e Carta di Feltre Stampa E-mail
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Scritto da Carmelo Nicoloso   
Sabato 25 Ottobre 2008 16:20
Questa mia riflessione scaturisce da alcuni elementi cardini che evidenziano l’unicità  e la tipicità di aspetti territoriali nell’area Etnea. Considerata la presenza del Parco, la cui entità presenta potenzialità e opportunità idonee a sviluppare attività economiche eco compatibili, alla luce della recente adesione del Parco Etna alla Carta di Feltre (in allegato descrizione e presentazione), sarebbe opportuno evidenziare e valorizzare gli elementi di congiunzione con la particolare architettura rurale locale.
Premesso che l’architettura rurale sintetizza il complesso di fenomeni architettonici legati all’agricoltura, quindi riunisce la funzione produttiva a quella residenziale, questa viene chiamata anche architettura vernacolare, non aulica, per riflettere il suo carattere di edilizia spontanea.
Il valore dell’architettura rurale come bene da salvaguardare e’ quello di una realtà che conserva in se’, più di quella monumentale espressione del “potere”, un profondo legame con le tradizioni popolari e le significative permanenze culturali arcaiche. Gli edifici rurali sono come le pagine di un libro di storia delle tecniche costruttive tradizionali.
A tale proposito, possiamo citare l’esempio della realtà etnea (al sottoscritto cosi’ vicina): chiunque osservi il paesaggio architettonico etneo si rende facilmente conto della grande diffusione dell’utilizzo come materiale da costruzione della lava, presente in grande quantità. Cosiì gli edifici rurali si trovano a determinare fortemente l’aspetto del territorio: che si tratti di muri a secco, di muratura a vista, di intonaci realizzati con la sabbia (azolo-rina), i colori del nero, grigio e rosso dipingono il paesaggio e lo caratterizzano in maniera inconfondibile.
I trovanti lavici sottratti dal terreno venivano utilizzati per la realizzazione di muri di confini, i relativi cumuli di pietrame venivano raggruppati uno sull’altro,  queste sono chiamate turretta“turretti”, per non occupare il terreno coltivato si sviluppano in altezza, attraverso scale ricavate negli stessi muri di contenimento permettevano ai conduttori dei fondi di accedere sulle parte sommitale, talvolta veniva realizzato un piccolo vano destinato a deposito attrezzi.
Nella costruzione dei muri e delle “turretti” venivano ricavate, in alcuni di essi, piccoli spazi (simili a grotte) lasciati con l’accesso aperto e ad altezza d’uomo, con lo stesso materiale lavico rifinivano la parte superiore con volte ed archi.
Nei terreni non investiti da diverso tempo dalle colate laviche, i primi esempi di edilizia rurale consistevano in opere realizzate in pietrame lavico o addirittura in legno, ricoperte con fogliame, arbusti e terra, comunemente erano chiamati Pagghiaru“pagghiari”, normalmente dalla forma circolare. Dette opere servivano come rifugio per chi assisteva il bestiame o per chi conduceva lavori in zone lontane dai centri abitati.
Le piccole costruzioni, dette Casa rurale“caseddi” che si trovano sparse in tutto il territorio etneo, presentano dimensioni contenute, realizzate con pietrame lavico con sovrastante orditura lignea e copertura di coppi o canali in terracotta. Ancora oggi troviamo all’interno di questi edifici rurali, piccole cisterne perfettamente funzionali
Nei terreni coltivati, sottratti alle aree in precedenza boscate, sorgono i primi insediamenti rurali destinati alla conduzione del fondo ed utilizzati anche come abitazioni stagionali.
Diverse erano le tipologie delle citate costruzioni, normalmente consistenti in una sola elevazione fori terra, casi sporadici si trovavano costruzioni a due piani. Esistono anche costruzioni di altezze superiori alla media, necessaria per uso adeguato alla attività agricola come magazzini e palmenti.Azienda agricola
Negli edifici padronali si possono ancora riscontrare elementi decorativi come basole, stipiti delle porte, canalette e raccoglitori di acqua.
Alcuni di questi edifici di rilevante caratteristica sono stati inclusi tra i vari punti base previsti dal Decreto Istitutivo del Parco Etna.
Alla bellezza e all’importanza degli edifici rurali che insistono sulle falde del nostro vulcano va menzionata la “carta dell’architettura rurale dell’Etna” redatta nel 1984 a cura dell’indimenticabile ing. Luigi Biffo, sarebbe opportuno tirarla fuori da qualche archivio, rispolverarla e renderla pubblica.
Qualsiasi progetto ed intervento mirato al recupero dell’edilizia rurale deve essere inserito nel piu’ ampio contesto di una pianificazione a larga scala, che miri ad individuare le specifiche risorse del territorio da salvaguardare, nel contesto di piani organici di assetto e sviluppo, dove il recupero dell’esistente e la conservazione delle testimonianze culturali rivestono di certo un’importanza tutt’altro che marginale.
      Carmelo Nicoloso
(coordinatore Sud Italia Pro Natura)
 

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