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Bruciare il Fuoco? Stampa E-mail
Scritto da Carmelo Nicoloso   
Venerdì 18 Luglio 2008 07:08

All’inizio dell’estate, sabato 28 giugno 2008, si è svolto nel Cilento a Serramezzana (SA) un interessante Convegno sul fuoco - “ Cancelliamo gli incendi…” - che merita davvero qualche commento approfondito.


Si trattava infatti di evento di non poco conto, ospitato nel cuore di uno dei più bei Parchi Nazionali del nostro Mezzogiorno. Anzitutto, perché promosso e seguìto dal Professor Francesco Corbetta, botanico e ambientalista di chiara fama, che era riuscito a coinvolgere come relatori esperti di grande spessore come i professori Vittorio Leone, Stefano Mazzoleni, Raniero Massoli Novelli e Franco Tassi, in modo da affrontare il problema sotto ogni prospettiva. Inoltre, perché accolto con grande impegno dalla Amministrazione Municipale di Serramezzana, il Comune più piccolo della Campania, ma anche uno tra i più attivi, condotto da un Sindaco sensibile come Anna Acquaviva. Infine, per la sua ubicazione nel sereno paesaggio collinare del Monte Stella, affacciato su un mare azzurro e limpido da non dimenticare.A due passi, oltretutto, dai luoghi dei terribili incendi della scorsa estate, la cui ferita brucia ancora nel cuore di tutti, e i cui segni devastanti restano purtroppo ben visibili.Per arrivare a quell’angolo di paradiso, non lontano da Punta Licosa, Agnone e Acciaroli, si attraversano infatti le Ripe Rosse, verde costiera degradante sul mare ammantata dalla pineta a Pino d’Aleppo e dalla macchia mediterranea, la cui tutela venne ottenuta qualche anno fa grazie alla capacità del Sindaco di Montecorice, poi divenuto Presidente del Parco del Cilento, Giuseppe Tarallo. Oggi, lo spettacolo doloroso degli alberi carbonizzati e della pendice in parte denudata non può non risvegliare dolore e sconforto, ma stimola anche volontà solidali perchè eventi del genere non si ripetano. E’ tempo, infatti, di pensare ai rimedi: parlando del fuoco non soltanto nel momento in cui esso divampa selvaggiamente, o subito dopo, ma quando è ancora possibile evitarlo, allontanarlo, prevenirlo…
Prima che un “sabba” infuocato riprenda a tormentare senza freno questo nostro povero “Bel Paese”.
Da molto tempo, infatti, ogni estate è teatro dello stesso rituale: una calamità naturale ( che in realtà è del tutto artificiale ) seguìta da un diluvio travolgente di chiacchiere e promesse, ma accompagnata da fatti scarsi, e del tutto inconsistenti. Ogni anno vengono bruciati in Italia circa 50 mila ettari di territorio, e nell’ultimo decennio si sono registrati oltre 120 mila incendi ( toccando punte d’un migliaio l’anno in Sicilia, e altrettanto in Calabria ), mentre per ogni ettaro bruciato il costo sostenuto dalla collettività è pari ad almeno 10 milioni di Euro. La “piromafia” endemica e la fiorente “industria incendiaria”, ma anche la disattenzione e la negligenza degli italiani ci costano, in altre parole, 500 milioni di Euro l’anno, vale a dire € 10 per ogni individuo, neonati compresi. Facile immaginare l’attenzione di ogni persona civile, o istituzione di buon senso, verso tutti i rimedi possibili e praticabili. Non si elencheranno qui le consuete soluzioni molto proclamate, ma poco praticate, perché si ritiene senz’altro più utile sottolineare qualche aspetto meno noto, ma fondamentale.
Va chiarito subito che in futuro sarebbe bene evitare la futilità degli annunci roboanti di taglie cospicue, di interventi militari o paramilitari, o di pulizie dei boschi come fossero giardinetti da liberare dalle sterpaglie. Poi, senza dubbio, sarebbe urgente adottare terapie di riconversione contro la “coniferòsi acuta”, ovvero quel coniferamento dilagante che, tra fustaie di resinose e letti di aghi secchi, sembra fatto apposta per aprire la via al fuoco più incontenibile. E che dire ancora della ragnatela di strade, carrarecce e piste che portano auto, bivacchi, rifiuti, cicche e focolai in ogni angolo della natura ? Perché non ricordare l’imprudenza di quanti bruciano le stoppie mentre si leva un forte vento, abbandonando poi la campagna al suo destino ? Come mai non si parla abbastanza dell’usanza primitiva, ma ancora diffusa, di un “fuoco pastorale”, che porta danni e rischi molto più consistenti dei suoi discutibili benefici ? E infine: a cosa servono dotti studi e costose pubblicazioni, se a differenza di altri Paesi il nostro non è neppure capace di avviare i classici rimedi preventivi, ben più semplici ed efficaci ?
Prima di tutto, occorrerebbe informare e coinvolgere la gente locale e gli ospiti venuti da fuori, in gran parte turisti responsabili. Perchè ad esempio non esporre in Italia, come avviene negli Stati Uniti, le grandi tabelle con la freccia che segna, come un orologio,“il grado di pericolo di incendio”? Perché non rilanciare il volontariato giovanile, che rappresenta oggi il miglior sistema di segnalazione immediata di ogni filo di fumo ? Perché aspettare sempre che per spegnere un incendio, anche piccolo, arrivi qualcuno da fuori, mentre altrove nei centri minori sono già pronte e addestrate, ed entrano immediatamente in azione con attrezzature idonee, squadre di cittadini ? Perché non raccogliere testimonianze e documenti sui più gravi incendi locali in un Centro Visita, accessibile soprattutto alle scuole ?
Ma un commento finale non può prescindere dal mettere in guardia anche contro i rischi di certe deviazioni, che vorrebbero vedere nell’incendio soprattutto un elemento provvidenziale e benefico, capace di rinnovare la natura e, secondo qualcuno, anche di far prosperare le orchidee… Per dirla con le parole ( testuali ) di un ambientalista “massimalista”, paladino di questa mentalità: “ Gli incendi non sono che fenomeni naturali. Chi ha detto che bisogna spegnerli ?” Tipico esempio di approccio subalterno, che vorrebbe importare studi sul “fuoco prescritto” dal Pacific Northwest, ispirandosi ai giganteschi incendi di Yellowstone e delle Montagne Rocciose: senza rendersi conto, forse, del fatto che qui viviamo invece in un territorio fortemente antropizzato, ricco di emergenze non solo naturali, ma anche culturali, storiche, archeologiche, artistiche e architettoniche. E senza considerare che, comunque, la rigenerazione spontanea delle comunità vegetali (dinamismo naturale sempre ricordato dal Centro Studi del Comitato Parchi, il quale però ha molto insistito anche sulle connessioni con la vita animale) non è poi tanto desiderabile, se conseguente a incendi dolosi o colposi che devastano il paesaggio, distruggono la microfauna del suolo e condannano alla scomparsa anche i più maestosi alberi plurisecolari.
In conclusione, non si tratta di dar fuoco a boschi e campi, per ammirare poi la nascita di nuovi germogli: ma piuttosto di “bruciare” sul nascere l’incendio stesso, perché catastrofi come quelle che hanno martoriato il Mezzogiorno negli ultimi anni non abbiano mai più a verificarsi.
Roma, Estate 2008

COMITATO PARCHI - Comunicato stampa n. 47 / luglio 2008
  • M E L A N O P H I L A
    ovvero il richiamo istantaneo del fuoco

Centinaia di migliaia di anni prima che l’uomo avesse inventato gli odierni sistemi di rilevamento e misurazione a distanza delle fonti di calore (termografia, satelliti per la prevenzione di incendi e per la segnalazione di eruzioni vulcaniche), un piccolo Coleottero Buprestide, la Melanophila (dal greco, che significa amante del nero, e cioè del legno carbonizzato) sapeva già percepire a grande distanza ogni radiazione calorifica.
Come per incanto, miriadi di questi Insetti compaiono di colpo là dove scoppia un incendio. Tanta tempestività appariva del tutto inspiegabile, finchè non si scoprì che questo Buprestide riusciva, grazie a speciali organi sensori, a localizzare il fuoco captando le radiazioni infrarosse (della lunghezza d’onda 2,5 – 4,0 m). In questo modo il Coleottero trova subito il legno carbonizzato, di cui si nutrono le sue larve, e vi depone le uova.
Se l’uomo avesse osservato con maggiore attenzione questo ed altri “miracoli della natura”, oggi saprebbe individuare ed estinguere facilmente ogni incendio proprio al suo nascere.Soltanto in tempi molto recenti si è sviluppata una nuova scienza, la Biomimetica, il cui intento è " lo studio consapevole dei processi biologici e biomeccanici della natura, come fonte di ispirazione per il miglioramento di attività e tecnologie umane". E su queste basi l'UNEP, agenzia delle Nazioni Unite, ha lanciato il Progetto Nature's 100 Best, che ha individuato, tra le duemila conosciute, le cento migliori idee tecnologiche suggerite dal mondo animale e vegetale. Se molti piccoli Insetti che vivono intorno a noi, anzichè essere disprezzati e schiacciati, fossero stati studiati con mente aperta, approccio interdisciplinare e umile rispetto verso Madre Terra e le sue creature, avremmo avuto già da lungo tempo a disposizione la più efficace strategia di prevenzione dei disastrosi incendi che ogni estate affliggono il nostro e altri Paesi.
Franco TASSI


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