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Il FONDO SICILIANO PER LA NATURA opera attivamente alla salvaguardia e al recupero di Cheloni marini, in collaborazione con numerosi centri specializzati in Italia e nel Mediterraneo, in particolare con l’Acquario di Genova e Napoli-Stazione Zoologica ANTON DOHRN, gestisce un CRRFS&TM a Comiso (RG), in Sicilia gli interventi sono disciplinati dal Servizio 11 Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste.
“Tarta Med” è un estratto del Progetto “Mediterraneo” coordinato per la Federazione Nazionale Pro Natura da Carmelo Nicoloso vicepresidente Fondo Siciliano per la Natura. Anche per il 2008 questo programma si pone l’obiettivo di armonizzare la sinergia tra ricerca scientifica avviata tra il Fondo Siciliano per la Natura e diversi Atenei-Enti e Fondazioni, quindi gli interventi di recupero degli esemplari in difficolta’ nonche’ il presidio ai siti di ovodeposizione, con l'auspicio di dotarsi presto dell'apporto di sistemi informatici hardware e software. Nei giorni scorsi i volontari del Fondo Siciliano per la Natura si sono adoperati in diversi interventi su Cheloni marini in Sicilia, il primo nel Ragusano (Punta Braccetto) dove purtroppo un tentativo di ovodeposizione non e’ andato a buon fine, detta area prossima alle dune dei Macconi di Acate e’ stato un’importante sito di nidificazione per le tartarughe marine in Sicilia. Sabato u.s. un recupero di una Caretta careta a Capo Skino (Gioiosa Marea –Me) grazie al supporto della Guardia Costiera-Delegazione Spiaggia di Patti comandata dal m.llo Roberto Antocci; per i volontari diretti dal dott. Gianni Insacco non c’e’ riposo neanche la domenica, un ulteriore recupero a Messina di Caretta caretta di oltre 50 kg di peso. Se vedete una tartaruga in difficoltà chiamate la Guardia Costiera, le unità nautiche forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia, G.d.F., ecc……..) oppure Fondo Siciliano per la Natura cell. 3483528210-3487107914-3392482300.
ALCUNE NOTE SULLA Tartaruga marina piu' diffusa nel MEDITERRANEO
La tartaruga più diffusa (ma sarebbe meglio dire la meno rara) in Mediterraneo è la Caretta caretta. Impossibile sapere quante siano; si stima però che vi siano circa 2-3000 femmine mature che depongono con regolarità le uova nel nostro mare. E’ un numero molto limitato e in discesa, ma che comunque rende la popolazione mediterranea una delle più numerose al mondo. Dal loro punto di vista il Mediterraneo è diviso a metà: nella parte occidentale si trovano soprattutto giovani, molti dei quali entrati dall’Atlantico solo per nutrirsi, mentre nella parte orientale si concentrano le tartarughe adulte pronte alla riproduzione. La Caretta che vive in Mediterraneo è un po’ più piccola delle tartarughe della stessa specie che vivono in altri mari: raggiunge i 110 cm di lunghezza di carapace per un peso di 180 kg. e inizia a riprodursi prima rispetto a quelle oceaniche. Sono forti nuotatrici, capaci di migrazioni di migliaia di chilometri. Gli stimoli fondamentali che le spingono in queste migrazioni sono la ricerca del cibo e la riproduzione, ma anche il freddo. La temperatura del loro corpo, infatti, dipende da quella del mare: per questo a fine autunno, appena le acque si raffreddano, si dirigono verso zone più calde. La migrazione più lunga e importante avviene quando le femmine si mettono in viaggio per tornare a deporre le uova nella stessa spiaggia dove sono nate. Per seguirle nei loro spostamenti i ricercatori “marcano” le tartarughe con speciali targhette che permettono di risalire alle località di provenienza e registrare i tempi di viaggio. Alcuni animali vengono poi equipaggiati con trasmettitori che inviano a intervalli regolari la posizione dell’animale e permettono ai ricercatori di seguirle costantemente durante gli spostamenti. Le tartarughe, poi, sono sensibili al campo magnetico terrestre e ricavano la loro posizione osservando sole, stelle e persino la direzione delle onde che, negli oceani, sono molto regolari. Le tartarughe iniziano a riprodursi fra i 10 e i 30 anni di età. In primavera-estate le femmine si dirigono verso le spiagge dove sono nate. E’ questo l’unico momento in cui le tartarughe, animali normalmente solitari, si incontrano. Dopo il corteggiamento costituito da “danze”, scontri anche violenti, morsi e “serenate” di rantoli e soffiate - il maschio sale sul carapace della femmina e vi si aggrappa agganciandosi con le unghie delle natatoie. In Italia non è raro incontrare esemplari adulti che vengono a cibarsi lungo le nostre coste, in particolare nel Canale di Sicilia, nel Mar Jonio e in Adriatico. In Mediterraneo i maggiori siti di ovodeposizione si trovano in Grecia, Turchia, Cipro e Libia.Sono invece ormai pochissime le tartarughe che scelgono le spiagge italiane per deporre, fra le più visitate sono Lampedusa, Linosa, alcune spiagge della Sicilia meridionale e della Calabria. Le tartarughe adulte sono animali forti, robusti e abili nel trovare il cibo. La corazza, dura e resistente, le protegge da ogni nemico: per un adulto solo uno squalo di grandi dimensioni può rappresentare un pericolo. Il problema, piuttosto, è riuscire a diventare grandi: i piccoli infatti sono totalmente indifesi e nelle prime fasi della loro vita sono decimati dai predatori. Dopo aver vissuto indisturbate per 200 milioni di anni le tartarughe marine in tutto il mondo rischiano ora l’estinzione. Il principale nemico è l’Uomo, la minaccia più grave è lo sconvolgimento che ha portato nel loro ambiente:case e alberghi invadono le spiagge e allontanano le femmine dai luoghi di deposizione; ruspe e ombrelloni mettono a repentaglio i nidi; navi e motoscafi investono le tartarughe mentre riposano in superficie; inquinamento e spazzatura le avvelenano e le soffocano. Molte tartarughe, infine, finiscono nelle reti o ami pensati per catturare altri pesci. E così in poco tempo le tartarughe sono state decimate: ormai sono talmente poche da rischiare di scomparire per sempre. La tartaruga comune in Mediterraneo è in pericolo. La minaccia più grave è la pesca professionale: anche se le tartarughe non vengono attivamente cacciate dai pescatori, ogni anno migliaia di esse abboccano agli ami destinati a tonni e pescispada o finiscono accidentalmente nelle reti a strascico. Fortunatamente l’uomo si è reso conto del pericolo che corrono le tartarughe marine e ha iniziato a proteggerle con leggi nazionali e internazionali. Le leggi, però, non bastano. E’ necessario investire nella ricerca scientifica per aumentare le conoscenze su questi animali. E’ fondamentale la protezione delle zone in cui vivono e ancor di più di quelle in cui si riproducono.
Carmelo Nicoloso (vicepres. SWF)
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