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Dopo il punteruolo rosso, arriva il cinipide del castagno, un'insetto proveniente dalla Cina considerato il piu' pericoloso al mondo per il castagno. L'allarme trova eco durante la riunione tenutasi a Castellammare di Stabia (NA) nei giorni scorsi, dove tra le associazione del sud federate a Pro Natura si e' parlato dei diversi problemi che affligono il mezzogiorno d'Italia, aree disseminate da ecosistemi unici al mondo - habitat per una ricca e unica biodivervista', minacciata dall'incuria e dal lassismo di talune istituzioni presenti nel territorio.
Il prof. Abele De Luca (presidente Pro Natura Campania) dopo la relazione formulata al coordinamento delle federate di Pro Natura Sud, si e' attivato a formalizzare diverse azioni riguardanti detto "insetto" con il contestuale effetto economico apportato non solo all'economia locale, ma sopratutto alla contestuale propagazione del fenomeno su scala nazionale. E' stato presentato un esposto denuncia a varie Procure della Repubblica, insieme all'Associazione Mediterranea Agricoltura Biologica, alla ConfAgricoltura Avellino e al Presidente del Parco Regionale dei Monti Picentini dr. Acquino - e' stata inviata una lettera aperta al Ministro dell'Ambiente e al Ministro delle Politiche Agricole per un loro repentino intervento in merito all'ennesima catastrofe annunciata in Campania. Il Cinipide del castagno ha attraversato indisturbato le Regioni Lazio e Campania, a partire dal Piemonte, e si accinge a volare in Basilicata e Calabria. Nell'affrontare questa ennesima battaglia, Pro Natura si pone non solo come difensore dell'Ambiente ma si schiera a fianco dei castanicoltori che loro malgrado si vedono addossare responsabilità molto più vaste di quanto si possa immaginare. Infatti dal lontano 2005 sia i politici regionali che i responsabili del servizio fitosanitario della regione Campania erano a conoscenza della presenza di questo insetto, di origine cinese, nelle nostre terre. Ma, più nei dettagli, ancor prima, nel 2002, in Piemonte sono state importate piante infestate. Orbene, a parte qualche sporadico manifestino, nulla hanno fatto in modo pragmatico perché si potesse evitare questa catastrofe. La Regione Campania non ha promosso accordi di programma tra le altre maggiori Regioni produttrici di castagne per bloccare la vendita di astoni e piante, anche solo potenzialmente infette, non si sono attivati nel fornire i fondi necessari per un serio programma di prevenzione e, a livello locale, i sindaci e alcuni assessori hanno sottovalutato enormemente il problema. Oggi, dopo il riscontro di vari enormi focolai nel montorese-solofrano, nella valle del sabato, a Fisciano e Sorbo Serpico, gli unici processi che i politici locali e i responsabili dei vari organi competenti sono stati in grado di proporre si riducono ad una serie di conferenze e riunioni futili ed inutili. Sembrerebbe che la definizione di "focolaio" dia fastidio a qualche dirigente o politico: meglio passare ad una fase più spigolosa, descritta dal Decreto del Ministero dell'Ambiente del 30 ottobre 2007 come "zona di insediamento", dove cioè la diffusione dell'organismo è tale che non si ritiene più possibile la sua eradicazione. E' questo che vuole la Regione Campania? Vuole gestire questa emergenza come i rifiuti? E' come se, sotto la pressione di una catastrofe naturale, la Protezione Civile anziché scavare con i mezzi a propria disposizione, offrire acqua e cibo ai malcapitati e attivarsi per aiutare i superstiti, si abbandona a riunioni in un "nobile" scaricabarile con altri enti. Si può ancora intervenire! Non siamo in Piemonte dove l'infestazione ha sorpreso tutti, loro malgrado! Noi sapevamo e sappiamo bene di poter lottare perché i focolai non diventino un "incendio" su larga scala. Entro giugno questo insetto del castagno inizierà lo sfarfallamento infestando le zone libere mentre i nostri responsabili regionali ancora si ostinano a rimanere ben saldi sulle poltrone per produrre carte e lettere i cui unici risultati sono quelli di pararsi il posteriore e infierire sulla bontà e sull'economia dei castanicoltori anziché provvedere, ad horas, al taglio di rami infestati, a partire dai focolai adiacenti alle zone non infestate, nei cedui e nei boschi demaniali e, successivamente, a predisporre misure biologiche e biosostenibili, anche in via sperimentale e in collaborazione con esperti nel settore, per una lotta futura. Un accorato appello a quanti frequentano i boschi, dai singoli appassionati, ai raccoglitori di funghi, ai cacciatori, nonché alle varie associazioni di volontariato presenti sul territorio affinché segnalino al Corpo Forestale dello Stato la presenza di galle sui castagni e collaborino, nei limiti del possibile, anche attraverso un aiuto manuale nella bruciatura del frascume infetto previo accordo con i proprietari. Un secondo appello è rivolto ai Sindaci dei Comuni interessati da questa emergenza del castagno, certamente molto più seria del cancro stesso: operate in sinergia. E' il momento di chiamare non già i soliti ignoti per elargire incarichi milionari ma gente preparata e motivata, affinché con reale e fruttifica competenza si possa contribuire in un serio e fattivo aiuto nei castagneti! Collaboriamo fattivamente, affinche' si ottimizzi la sinergia tra istituzioni e il coordiamento delle associazioni impegnate in prima linea su questo fronte, diamo forza ed onore agli anziani che si sono sacrificati per consegnarci un patrimonio boschivo forestale ricco di cultivar unici al mondo.
Carmelo Nicoloso (vicepres. SWF)
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