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| Biodiversità a rischio |
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| Scritto da Carmelo Nicoloso |
| Martedì 20 Maggio 2008 12:44 |
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GLI ORSI NON SONO NE’ SOPRAMMOBILI, NE’ GIOCATTOLI Ma quali sono le vere cause del massacro degli orsi? Non è difficile intuire che si tratti, come sempre, del frutto delle nostre caratteristiche dominanti: stupidità ed egoismo. Gli orsi finiscono male perché crediamo di poterli umanizzare, manipolare, spostare come soprammobili e sfruttare come giocattoli: vogliamo trattarli da cartoni animati, come Yoghi e Bubu, Baloo e Teddy Bear… E non siamo mai capaci di rispettare la loro natura di animali selvatici, né di lasciarli liberi nei pochi spazi rimasti ancora fuori dalla prepotente invasione dell’uomo… Crediamo di poterli acquistare a buon prezzo (come avvenuto in Slovenia da parte del Trentino e dei Pirenei Francesi) per poi trapiantarli da un luogo all’altro, come piante da appartamento: senza capire che dovrebbero essere loro a ricercare la propria strada in silenzio, attraverso luoghi tranquilli… Proprio come aveva fatto il Lupo appenninico in Italia nell’ultimo trentennio, raggiungendo la Francia e le Alpi con grande successo, grazie all’Operazione San Francesco. Qualcuno si è chiesto perché mai gli orsi cerchino oggi il cibo vicino ai piccoli paesi, o addirittura tra le case, nei pollai? Perché nessuno ha mai voluto dare risposta chiara a questo interrogativo, anche se molti conoscono la verità? Fatti del genere non accadevano mai in passato: la colpa non sarà per caso di coloro che hanno voluto a tutti i costi nutrirli, mostrarli come alla fiera, sfruttarli e poi catturarli per schedarli attraverso il DNA? (In realtà sarebbe bastato rilevarne un piccolo campione: e invece qualcuno s’era messo in testa di censirli tutti, e per attirarli aveva usato le cosiddette “trappole olfattive” a base di pollo e pesce…) Unico risultato sicuro, l’Orso marsicano da qualche anno ha incominciato ad essere attratto dagli abitati, sfondando i pollai e creando notevole scompiglio. Non è un caso che gli orsi “viziati” (spoiled) - che oggi chiamano “problematici”, ma che in realtà sono semplicemente “incapricciati” perché attratti da nuovi odori e sapori –finiscano prima o poi inesorabilmente uccisi. Lo avevano capito da tempo in America, dove per vietare di nutrire gli orsi disseminano ovunque avvisi del tono: “ A fed bear is a dead bear ”. Sembra vivo, ma è come se fosse un vero e proprio “ dead bear walking ”… Condannato a perdere il proprio stato di animale selvatico, e quindi predestinato all’eliminazione. Tutto ciò che viene fatto e proclamato oggi in Italia a favore degli orsi non aiuta certo questi animali, anzi finisce spesso col danneggiarli irreparabilmente. Manca infatti una visione ampia e integrata del problema, e sembra tenersi conto soltanto delle esigenze dei biologi, protesi soprattutto alla ricerca di fondi (in gran parte europei), per le loro ricerche, pubblicazioni e carriere. Sono circolati fiumi di danaro e sono stati versati torrenti d’inchiostro, importando metodi e tecniche che potevano andar bene nel Pacific Northwest o nel Grande Nord, ma non certo da noi. Il risultato è che gli orsi stanno sempre peggio, e l’accanimento scientistico rischia ormai di sprofondarli in un gorgo senza ritorno… Una delle cause di questo sistema “impazzito” di gestione dell’orso è il monitoraggio col radiocollare. I pastori d’Abruzzo, spesso accusati a torto d’essere la causa di ogni male, hanno pronunciato in proposito la sentenza più giusta: “Fallita la politica dei radiocollari”. In sostanza, sarebbe ora di dire basta a queste “ricerche invasive”, mai rivelatesi utili alla salvaguardia dell’orso. Perché non viene rivelato quanti orsi siano stati davvero massacrati, nel Parco e altrove, da quel fatidico 2002 ad oggi? (Un documento ufficiale dell’Ente, nella primavera 2004, ammetteva candidamente che “negli ultimi due anni… sono state trovate le carcasse di ben 16 orsi bruni marsicani”: ma in realtà erano di più.) E perché non si confessa quanti fondi siano stati inghiottiti nelle fauci di improbabili “salvatori dell’orso”, e con quali risultati concreti? (Si tratta di cifre davvero impressionanti, parecchie decine di milioni di Euro, sulle quali nessuno sembra voler indagare a fondo…) Come mai di colpo gli orsi maschi sarebbero diventati tanto malvagi da far strage dei propri discendenti, un fatto che in Abruzzo non era mai stato riscontrato in passato? Per quali ragioni si preferisce continuare a confondere l’opinione pubblica italiana e internazionale, nascondendo e manipolando le più semplici verità? In conclusione, tuttavia, non sarebbe poi troppo difficile individuare il metodo più efficace a far sì che gli orsi possano tranquillamente vivere sui nostri monti senza impaurire nessuno, e senza rischiare di morire. Si tratta semplicemente di difendere gli ultimi spazi selvaggi, oltre quella “frontiera” che dobbiamo dimostrarci capaci di non violare. E se anche nel nostro Paese non possiamo tuffarci “ into the wild ”, e cioè nelle “terre estreme”, come negli altri continenti, abbiamo pur sempre le riserve integrali, le foreste vetuste e i parchi nazionali, che vanno assolutamente rispettati. Oggi la vera civiltà non si misura dagli ettari conquistati, ricoperti con infrastrutture dilaganti e resi edificabili, ma dalle montagne e valli lasciate intatte alla natura. Ricche di selve e di acque, di silenzio e di vita segreta … Per l’orso e per tutti gli altri animali, sì: ma anche per noi stessi e per il nostro futuro. Franco Tassi
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Orsi marsicani alla ribalta della cronaca, natura sempre più assediata, parchi nazionali ieri mitici oggi allo sbando, ogni responsabile assente o reticente… Anche per l’Abruzzo, come per tutta la politica italiana, è giunto il momento della verità?