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Si profila un nuova vittoria per la salvaguardia dei diritti e delle tasche dei cittadini, almeno quelli serviti dall'Acquedotto Carcaci del Fasano, ente gestore idrico che approvvigiona i comuni di Mascalucia, Gravina, S. Pietro Clarenza, Contrada Frumenti di Belpasso ed i quartieri nord di Catania.
Ciò si deve all'intervento del Comune di Mascalucia il quale, sollecitato dalla locale sezione della FEDERCONSUMATORI e dal Consigliere Comunale Giovanni Consoli del Partito Democratico, ha gestito e portato a conclusione l'istanza relativa alla tariffa per la depurazione delle acque reflue. Come si ricorderà, in queste settimane si era paventata l'emissione da parte dell'Acquedotto Carcaci – dopo la spedizione di una circolare informativa a tutti i suoi utenti - di fatture per l' applicazione di questa tariffa "in misura del 100% dell'importo del volume di acqua fornita", nonostante non esista rete fognaria pubblica nei paesi della cintura pedemontana da questo serviti. La tariffa, come ricorda l'ATO CT2 Acque, viene applicata sulla base dell'art. 14 della legge 36/94 (legge Galli), degli artt. 154,155 e 156 del D. Lgs. 152/06 (Codice Ambientale) e di una sentenza della sezione tributaria della Cassazione (n. 96 del 4 gennaio 2005), la quale dispone che "l'obbligo di corrispondere il canone di depurazione delle acque reflue è dovuto indipendentemente dall'effettiva utilizzazione del servizio". Comunque, alla Società Carcaci mancano i requisiti previsti dalla normativa perché possa essere abilitata al servizio di riscossione. Dopo alcune note di Federconsumatori indirizzate alla Società d'Ambito, fra le quali la richiesta di accesso agli atti per conoscere i termini della convenzione tra questa e Carcaci ed alcuni articoli di denunzia sulla stampa, proposti dalla sezione di Mascalucia e dallo sportello di Belpasso di questa associazione, è arrivata l'energica protesta del Comune di Mascalucia, in cui si chiedevano chiarimenti agli Enti preposti ed in cui si ventilava una diffida. L'evento ha spinto la Società Carcaci alla sospensione delle attività di fatturazione "… in attesa della definizione del procedimento de quo" e a chiedere "l'istituzione di un tavolo comune per non incorrere in responsabilità derivanti dalla mancata fatturazione…". In poche parole, Carcaci ha fatto dietro-front per non incorrere nelle maglie della giustizia, a cui si sarebbero subito rivolte istituzioni, associazioni e singoli cittadini, pronti a far valere il diritto di non pagare una tariffa applicata in maniera arbitraria e, probabilmente, in mancanza di rispetto della legge. Tutto ciò varrà solo per Mascalucia o per tutti quei comuni serviti dalle Acque Carcaci? Federconsumatori invierà nei prossimi giorni una nota informativa ai sindaci interessati, per metterli a conoscenza del risultato ottenuto a favore della collettività ed invitarli a chiedere a Carcaci la sospensiva per i loro cittadini. FEDERCONSUMATORI - Belpasso
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